La certezza di avere incertezze

COMISIyiN[1]Di Silvia Picalarga.

L’importanza di un incontro non risiede nella grandiosità o teatralità dell’incontro in sé, ma piuttosto nelle domande e riflessioni che riesce a stimolare. Questa è la riflessione che ha suscitato in me l’incontro con due figure brillanti e sorprendentemente diverse: Emma Bonino e Paolo Magri, intervenute in occasione di un seminario riguardante gli sviluppi futuri della politica internazionale tenutosi il 23 febbraio. Emma Bonino è un’importantissima rappresentante del radicalismo liberale, attivista nelle principali battaglie politiche degli anni ‘70-’80, è stata Commissario Europeo (1995-1999) e due volte Ministro della Repubblica (al Commercio e agli Esteri); Paolo Magri è invece il vicepresidente esecutivo e direttore dell’ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale). Due profili molto diversi, accumunati dal fatto di essere entrambi – orgogliosamente – bocconiani.

Paolo Magri apre la conferenza con un approccio diretto ed organizzato, e spiega subito il perché del titolo dell’incontro: The Age of Uncertainity. Quest’ultimo è infatti quello che l’ISPI ha assegnato all’anno 2016. Magri precisa come l’incertezza sia un fenomeno che invade ormai da anni la nostra realtà, segnata da instabilità economiche a seguito della crisi del 2008 e da un senso d’insicurezza diffusa dovuto ai recenti attacchi terroristici e alla percezione nell’opinione pubblica dell’inarrestabile afflusso di migranti. Il 2016 dà però spazio a vuoti ancora più profondi: Brexit, la politica estera Russa sempre più “muscolare” e Trump. Tra tutto, il nuovo inquilino della Casa Bianca è forse quello che spaventa di più. Trump viene descritto da Magri come il risultato di anni di incertezze ma allo stesso tempo come, lui per primo, nuova fonte di insicurezze. Il direttore dell’ISPI chiude il suo intervento e motiva la sua posizione evocando un’immagine nota a molti: il palazzo crollato a Roma lo scorso gennaio a causa di diversi interventi sbagliati da parte dei condòmini dei piani alti. La similitudine che Paolo Magri fa è efficace: mettere il proprio appartamento al primo posto – “my appartment first”, parafrasando lo slogan utilizzato dal presidente Trump nel suo discorso di insediamento – potrebbe risultare una mossa catastrofica per tutti gli altri condomini dei piani inferiori, e alla fine per tutto il palazzo. Un cupo timore ci assale: il “condominio mondo” è destinato a crollare altrettanto presto?

Giunto il turno della Bonino, emergono subito le prime differenze di approccio al tema. Inizia alzandosi in piedi, senza aver preparato slides, cercando una complicità che trova subito chiedendo scherzando come mai fossimo così interessati a conoscere che cosa avesse da dire qualcuno “dell’età di nostra nonna”. Prima di iniziare con le domande dell’uditorio, propone un messaggio che suona quasi stridulo dopo il discorso così oggettivo e pessimisticamente realista di Paolo Magri. Sorridendo infatti rassicura: non ha mai conosciuto un’età senza incertezze, senza battaglie o senza paure. Anzi, quasi rivoltando la situazione afferma che proprio nei momenti in cui sembravano esserci troppe certezze l’uomo ha smesso di impegnarsi, di lottare.

Due impostazioni completamente diverse dunque, ma entrambe cercano di trasmettere lo stesso messaggio: bisogna informarsi e bisogna agire. Paolo Magri lo dice riportandoci l’asprezza della realtà e cercando di scuotere con il suo approccio pratico, Emma Bonino invece rassicurando e facendoci sentire responsabili e quasi fortunati per la possibilità di essere incerti, aver tante cose da poter migliorare e per cui poter lottare.

La discussione si sposta poi sull’Europa; con profondo interesse vengono poste molte delle più comuni domande: Cosa si dovrebbe fare per risollevare il Vecchio Continente dalla crisi? Quali manovre? Quali interventi? Ogni dubbio è indirizzato a trovare qualcosa di concreto, qualche soluzione pratica ed efficace. Le risposte forse deludono le aspettative iniziali ma in un secondo tempo assumono un valore indiscutibile. Emma Bonino non risponde infatti alle domande in modo diretto, ma insiste su un concetto essenziale: l’educazione e il senso di cittadinanza europeo. Sono queste le vere risposte.

Nelle lezioni di Geopolitica tenute dallo stesso Magri nell’ambito dell’iniziativa Sapere a tutto campo, vengono invece fornite tante risposte e soluzioni. Magri usa coscientemente la frase “l’Europa avrebbe dovuto fare…” e nonostante non l’abbia fatto, parlare in termini concreti rende più facile l’identificazione del problema e la sua risoluzione. Ma quando ci si domanda “perché l’Europa non lo ha fatto, forse non sapeva farlo?” la risposta è carica di un realismo disarmante, e per certi versi sconfortante, dal momento che gli stati nazionali e i politici che li governano sapevano benissimo quali situazioni avrebbero dovuto adottare, ma sapevano anche che se lo avessero fatto i cittadini non li avrebbero rieletti in Parlamento. Un esempio è la gestione della crisi greca, nella quale l’Europa avrebbe dovuto elargire un’ingente somma di denaro per ridurre velocemente il rapporto tra PIL e debito ma non è riuscita a farlo prontamente, tanto da aver infine versato più soldi di quelli che alcuni economisti ritenevano necessari ma in tempi talmente lunghi da renderli inefficaci. Perché non è stata capace? Perché quando l’Europa deve agire unita e solida si ritrova davanti ad una realtà innegabile: ognuno vuole essere cittadino europeo a modo proprio.

Ed ecco che le risposte della Bonino assumono tutto un altro significato. Se i cittadini non hanno passione per l’Europa, se non la comprendono fino in fondo, l’Europa è un progetto finito. Entrambi i due ospiti sono critici rispetto alla classe politica che in materie europee ha sicuramente commesso errori. Nonostante ciò, credono nel progetto europeo, che deve diventare un laboratorio vivo e sentito sia dai politici che dai cittadini. In fin dei conti, due visioni così lontane sembrano aver trovato una base comune: bisogna informarsi ed informare. Se si crede nel progetto europeo bisogna difenderlo con passione, e anche se sembra che la strada sia controcorrente, Emma Bonino ci sprona: “Se suscitate reazioni vuol dire che state facendo qualcosa, se tutti sono d’accordo con voi è troppo facile.”

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