Si è molto parlato di come, grazie a una rielezione quasi forzata e non voluta, sulla testa di Napolitano sia stata posata una pesante corona. Un copricapo tanto pesante da conferirgli, oltre ad un potere molto rilevante, il titolo, giornalistico ma non onorifico s’intende, di Re Giorgio.
Ascoltando il discorso d’insediamento emerge chiaramente come il nuovo potere del Presidente derivi dalla assoluta immobilità dei partiti, dei leader politici, del Parlamento; un travaso quindi, né più né meno. Chi si è trovato impossibilitato a prendere qualsiasi decisione concreta riguardo al governo del Paese ha soltanto delegato la scelta all’unica figura capace di raccogliere attorno a sé il consenso della maggioranza delle forze politiche (e non solo); non ha traferito definitivamente i suoi poteri. D’altro canto non potrebbe essere diversamente, essendo l’Italia Repubblica parlamentare: il potere che Napolitano si trova tra le mani è puramente politico, e se le formalità vogliono che sia il Presidente a decidere i capi di governo sulla base del consenso parlamentare, nessuno ha mai dubitato del fatto che le elezioni si facciano per vincere e governare, non per convincere il Presidente a nominare il proprio leader. Continue Reading







