
“Se ti laurei a ventotto anni sei uno sfigato”: così Michel Martone, (giovanissimo) professore ordinario di Diritto del Lavoro all’Università di Teramo, – ma soprattutto – Viceministro del Lavoro e delle Politiche Sociali. Una dichiarazione forte, sopra le righe, un po’ politically incorrect, aliena rispetto ad un aggettivo – “sobrietà” – che ormai sembrava aver connotato ontologicamente il Governo Monti. L’esternazione di Martone sembra essere ossigeno per i giornalisti e i commentatori in questi mesi di anemia post-berlusconiana. Risultato? Il rimprovero immediato della Fornero, l’ira di migliaia di studenti, critiche che piovono da ogni dove, una caterva di talk shows a ciò dedicati, e il giovane Michel che fa il pieno di interviste e ospitate tv. Non c’eravamo più abituati.
Ma se cerchiamo di andare oltre lo slogan, il Martone pensiero non può e non deve essere totalmente vituperato. “Se vogliamo invertire il trend dell’occupazione, innanzitutto dell’occupazione giovanile, dobbiamo cominciare a riconquistare posti di lavoro, uno per uno. Dobbiamo fare lo sforzo di dare ai giovani dei messaggi veri, tipo: ‘se a ventotto anni tu non sei ancora laureato sei uno sfigato; se a sedici anni tu scegli di lavorare o di fare un istituto tecnico professionale e decidi di farlo bene: bravo!’ E se tu non fai e stai lì a dire: ‘Hai sbagliato’, come accade spesso nei confronti dei secchioni…beh! È il caso di dire che essere secchioni tutto sommato non è male, perché almeno si fa qualcosa!”






