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Des e caos deterministico

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Chi fa il Des, per capire che fa. Chi vuol farlo, per capire che fare. Chi l’ha fatto, per pensarci. Beccatevi questo bestiario di tipi da Des. In sei anni, li ho incrociati tutti.

Il neoclassico. Sempre più raro, studia micro teorica alla vecchia maniera. Per fare il neoclassico ci vuole fegato, e resistenza di stomaco. Un po’ di ironia non guasta. Spesso finisce a fare il dottorato in Europa, perché agli americani questa micro non basta più. Niente problemi di media, se riesce ad evitare gli esami di macro spinta. Razionale.

Il neokeynesiano. Fa macro con modelli dinamici e timeseries. Sogna l’MIT. In bagno legge Blanchard. Non riesce a trattenersi dal guardare il pianeta e tentare di infilarcelo nei suoi modelli. Pronuncia la parola “dati” cinquanta volte al giorno. Fa lo stage all’IGIER e alla fine, se gli va bene, va in America. Propositivo.

Il theorist. Matematica e teoria economica sono una cosa sola. Non parlategli di applicazioni economiche, quello che non è provato con un teorema non è vero. Non esiste. Non vale la pena dirlo. Aggira lo stage con corsi addizionali di analisi spintissima. Guadagnerà meno degli altri. Ahimè, sono uno di loro. Minuzioso.

Lo sviluppista. È il fricchettone di cui parla Nonciclopedia se cerchi Des. Si sbrana il cervello per capire come si fa a dare l’acqua ai bambini dell’Angola senza che loro la sprechino in gavettoni. Dei dottorati hard-core non gliene frega niente, ma visto che per entrare nelle IGO ciccione un PhD ci vuole, lo fa breve e tematico, spesso in Europa. La parola competizione gli fa schifo. Ammirevole.

Lo storico. Ebbene sì, c’è anche lui. Non c’è dubbio: ha sbagliato corso. Ma alla fine qualcosa ne viene fuori, e magari viene fuori meglio che da una facoltà di storia. L’ultima volta l’ho visto in biblioteca con dieci tomoni verdi che leggeva meticolosamente. Erano le raccolte dell’Economist del 1890. Saggio.

Il tesoriere. E’ quello che ha capito che basta turarsi il naso e con il Des fai più soldi che con Finance. Se volete fare soldi, non fate il Des, ma se lo capite troppo tardi non disperate. Un desk di mercati asiatici nella City c’è anche per voi. Capitan Uncino.

Il Boeri-Boy. E’ liberale ma di sinistra. Da non confondersi con lo sviluppista: la competizione la evita ma non gli fa schifo. Legge i giornali, guarda Ballarò, segue la politica e si mangia una cotoletta con patate a pranzo (vero!). Meglio Gioventù.

Il Public. Fa macro alla britannica. Spesso è liberale, a volte statalista. Studia le imposte. Lo riconosci da quante volte dice “redistribuzione” in una frase. Molta tecnica e molti dati. Pragmatico.

Il bestiario è più o meno completo. Una nota: se fai il Des prima o poi finisci in una di queste classi e ci resti forse per tutta la vita. L’assegnazione è ineludibile: impossibile farsi gli affaracci propri. Il problema: è casuale. Venendo dalla triennale Des, ci sono entrato da neokeysiano e ne sono uscito da theorist. Il motivo è che ho cannato un esame e ne ho fatto bene un altro. La classificazione è talmente ineludibile e casuale che penso sia giusto renderla palese. A quel “col Des fai quel che vuoi” aggiungerei un “e noi ti guidiamo nella scelta”. Nella convinzione che, comunque vada, tutti troveremo la nostra strada.

Ruben Gaetani

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