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Economics

Il cielo sopra Berlino

La Porta di Brandeburgo
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La Porta di BrandeburgoSe la Grecia è in buona compagnia dei restanti PIGS europei, ovvero di quei paesi il cui equilibrio fiscale è  traballante, anche la Germania sente addosso tutto il peso dell’instabilità finanziaria della Zona Euro. Sul paso doble ballato dalla Merkel e Papandreou (in realtà un ménage a trois con anche la partecipazione del premier francese) ha pesato l’opinione pubblica tedesca, che ha sventolato la minaccia delle elezioni per richiamare al rigore la prima ministra.

Appena scavallate le elezioni federali di Maggio, è arrivata repentina la notizia dell’istituzione di una specie di fondo monetario europeo da 740 miliardi; peccato che i Tedeschi avessero subodorato l’avallo della Merkel, e hanno bastonato il partito di governo (CDU) che è crollato di 10. Il ricatto politico dell’elettorato teutonico ha tenuto in scacco tutta l’Europa, ma la Grecia in particolare: la soffertissima concessione di 22 miliardi per il recupero dei conti ellenici, che comunque torneranno nelle tasche dei Tedeschi, è arrivata intempestiva. Si dice che i Rigorosissimi d’oltralpe abbiano voluto punire gli sconsiderati giochi di prestigio greci, fatti nel tentativo di nascondere un buco strutturale enorme (il disavanzo primario, ovvero la perdita annuale al netto delle spese per il pagamento degli interessi sul debito, è intorno all’8,5% del PIL). I Tedeschi hanno voluto punire l’azzardo morale greco stringendo i cordoni delle loro borse. Ma l’elettore berlinese medio, se pure percepisce gli effetti negativi della congiuntura in una minore qualità dei servizi erogati dallo stato, difficilmente potrebbe prevedere gli effetti del terremoto scatenato dal contagio dell’insolvenza agli altri paesi dell’area Euro.

Seppure gli altri stati in tensione finanziaria, ovvero Spagna, Portogallo, Italia e Irlanda, si siano affrettati a garantire della relativa solidità dei propri conti pubblici, un diniego ex ante di aiuti da parte dell’Eurozona porterebbe gli speculatori a scommettere al ribasso: in questo caso il crescere di aspettative autoverificantesi di tracollo sistemico getterebbero tutta l’Europa in un pantano. Se dunque è apprezzabile la decisione della Germania di “punirne uno per educarne quattro”, si tratta comunque di un giochino pericoloso in cui a perdere saranno anche gli stessi Tedeschi. Per adesso non c’è dubbio che i debiti verranno ripagati, anche in virtù di spread paese (ovvero gli interessi pagati dagli stati sul proprio rischio di insolvenza) da tempo allineati con i Bund germanici. Ma se gli investitori dovessero smettere di credere che la Germania in qualche modo garantisce anche per i paesi meno virtuosi i tassi schizzerebbero alle stelle rendendo impossibile ripagare il debito.

Perché questo dovrebbe riguardare la Germania? Perché i Tedeschi non dovrebbero lasciare che il mercato faccia il proprio corso, sotterrando i paesi più libertini? Innanzitutto perché abbiamo una moneta unica che la Germania ha tutto l’interesse di difendere. Se i debiti pubblici esplodessero, l’unica soluzione per i PIGS sarebbe quella di staccarsi dall’Euro e svalutare la propria moneta: con’un inflazione sostenuta i debiti contratti si assottiglierebbero nel tempo, rendendo più facile la restituzione. Ma i Tedeschi patirebbero su due fronti: avrebbero perso le ghiotte possibilità di esportazioni vantaggiose verso quei paesi e avrebbero in cassa una moneta dalla credibilità ormai stracciata.

Se si svalutasse l’Euro, allora? Nell’ambito dell’unione monetaria la svalutazione è impossibile proprio per l’impronta tedescofila della BCE: il patto di stabilità prevede un obiettivo assai stringente di inflazione e questo è dovuto soprattutto all’eredità rigorista della Bundesbank che è confluita in Banca Centrale. Inoltre, la Germania ha un’economia trainata dalle esportazioni e, con l’aumento dei prezzi delle attività produttive, chi si comprerà una nuova e più costosa Wolkswagen se, nell’area Euro, e quindi con la stessa moneta, gli operai polacchi possono produrre alla metà del prezzo delle efficientissime Dacia? Per questo la Merkel, memore dell’inflazione che ha colpito la Germania alla caduta del Muro, ringhia e sbuffa e chiede a gran voce un nuovo patto di stabilità ancora più stringente. Che non risolverebbe comunque le cose visto che segnerebbe obiettivi utopistici e irrealizzabili, quando già i paesi dell’Euro fanno fatica ad applicare questo.

La macchina della moneta unica sembra essersi ingolfata proprio in concomitanza della crisi economica e finanziaria. C’era da aspettarselo. In fondo si è discusso a lungo sulle vere opportunità della moneta unica, che discendono dal grado di integrazione tra i vari paesi. Il Fondo Monetario Europeo è una buona occasione per aumentare la corresponsabilità dei membri e uno strumento per completare l’osteggiato percorso di integrazione politica che passa da più autorevoli poteri a Bruxelles. Ma che si fa se la Germania si è rotta di pagare Ponti sullo Stretto di paesi altrui?

Filippo Maria D’Arcangelo

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