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Law

Giovani giuristi in cerca di un approdo

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Presso l’Università Bocconi si radica l’esperienza di un Corso di Laurea in Giurisprudenza. Dopo l’esperienza del tre ­­più due viene ora offerto un Corso di Laurea magistrale in Giurisprudenza, il CLMG, caratterizzato da una durata continuativa quinquennale e da una maggiore organicità dell’offerta formativa, i cui primi iscritti si sono immatricolati quattro anni fa.

Sicuramente il CLMG costituisce la conseguenza della lungimirante intuizione di fornire un corso che fosse completo in relazione alle materie giuridiche tradizionali, in primis quelle relative alle discipline codicistiche, ma che al contempo permettesse ai futuri giuristi di accedere a nozioni inerenti alle discipline aziendalistiche e di bilancio, che risultano fondamentali per comprendere i fenomeni economico-giuridici del giorno d’oggi, soprattutto in riferimento alla realtà d’impresa, e che informano sempre di più le professioni legali, anche quelle più istituzionali come la magistratura ed il notariato.

Il corso vede la propria origine all’interno di un alveo accademico lungamente fecondo e prolifico per gli studi economici e dalla prestigiosa rinomanza a livello nazionale ed internazionale. Da questo ricchissimo patrimonio, il CLMG eredita delle caratteristiche che possono essere individuate nell’organizzazione efficiente dei corsi, nella cospicua offerta di materiali per lo studio e di risorse extradidattiche, nella valorizzazione della conoscenza delle lingue straniere, nelle notevoli opportunità di esperienze all’estero e nell’offerta di gratificanti occasioni professionali prima e dopo la laurea, nell’ambito di un costante confronto con il mercato del lavoro.

Detto ciò, è necessario però introdurre quale sia la differenza tra un giurista ed un economista. L’economista descrive come opera il mondo possibilmente con una capacità ed un approfondimento tali da poter desumere in qualche modo come il mondo opererebbe se le condizioni mutassero in un certo grado. Il giurista, invece, applica modelli etici e di giustizia e valuta gli obblighi reciproci disciplinati dalla legge, allo scopo di prendere o raccomandare una decisione, essendo necessariamente fornito di una scala di valori. Essere e dover essere, se mi si permette il mutuo dalla terminologia filosofica. Questa è forse la prospettazione più efficace per mezzo della quale risolvere il problema che, ai più alti livelli, è stato indicato con l’espressione “esser figli di un dio minore” e che in altri termini può essere descritto come una sensazione di spaesamento rispetto alla più duratura tradizione di quest’Università (“sentirsi ospiti perenni”, come è stato scritto in questo stesso giornale). Immedesimandosi nel singolo studente di legge, è comprensibile una percezione di tale genere, anche per il solo fatto che un corso così giovane deve ancora affermarsi compiutamente nel panorama delle scuole italiane di diritto e sicuramente perché al nome della Bocconi sono immediatamente associate le scienze economiche e non quelle giuridiche. Tuttavia, è proprio la differenza tra le relative formae mentis, poc’anzi illustrata, che deve guidare il giurista bocconiano nello sviluppo dei suoi studi e renderlo consapevole della propria peculiarità. Peculiarità che senz’altro – ben è vero – meriterebbe di ricevere una consacrazione formale tramite l’istituzione di una facoltà vera e propria.

Carlo De Stefano

carlodestefano87@gmail.com

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One comment
  1. Lorenzo Azzi

    Nei corsi “economici” del CLMG capita di sentire professori affermare che la corruzione è tutto sommato un fenomeno positivo, in quanto permette di oliare i meccanismi arruginiti della burocrazia.
    Per come vedo io le cose, fiiglio di un Dio minore è chi studia come le cose sono senza porsi il problema se sia giusto che siano così, caratteristica tipica degli economisti tout court (meno degli aziendalisti), alla stregua di quel che Rousseau criticava a Grozio nel suo “Contratto Sociale” e ignorando quel rodere sordo propagato dalla legge di Hume.
    E ancora, figlio di un Dio minore è chi concepisce la razionalità solo nella sua componente “strumentale”, ossia come “attitudine a mettere in atto strumenti idonei a raggiungere gli obiettivi prefissati”.
    Per valutare gli aspetti dell’essere basterebbe tranquillamente una macchina, un computer;, è l’analisi del dover essere che richiede delle menti pensanti, in grado di porsi delle domande fondamentali (più che di trovare le risposte).
    Di fronte a tale prospettiva, sì, preferisco di gran lunga restare ospite perenne.

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