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Off Campus

L’avidità umana poco ecocompatibile

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“Nel mondo c’e’ quanto basta per le necessita’ dell’uomo, ma non per la sua avidita’” (M.K. Ghandi)

25 maggio 2011, ore 10:00 – Sono seduta su una comoda poltrona dell’Aula Magna di via Roentgen per assistere, alquanto incuriosita, alla cerimonia di apertura del “Salone dal dire al fare”. Professori , studenti e imprenditori sono riuniti sul palco per discutere e ragionare sull’importanza della CSR e sugli effetti benefici che questa porta nel lungo periodo soprattutto in termini di maggiore stabilità e di valore aggiunto condiviso tra tutti gli stakeholder d’impresa e non solo tra gli azionisti. Prendo appunti.

E’ una questione che mi interessa , è importante informarsi su questi temi. Poi la mia attenzione si concentra su un dato, un’informazione che già conoscevo ma che mi  fa riflettere ogni volta che la ascolto: se continueremo a vivere secondo gli attuali ritmi di consumo , entro il 2030 serviranno le risorse di almeno due pianeti Terra per sostenerci. E’ una cosa davvero allarmante. Qui due sono le soluzioni: o si cambia totalmente registro o tanto vale che arrivi per davvero la fine del mondo nel 2012 perché in ogni caso ci arriveremo da soli a distanza di qualche decennio a causa della nostra ingordigia. A parte queste estremizzazioni, non si può negare che la situazione sia alquanto preoccupante. Allora poi mi viene da pensare a quanto relativamente poco si senta parlare di questo in tv , mezzo primario di comunicazione . Ogni tanto leggo qualcosa a riguardo sulla carta stampata ma nulla di più. I problemi della tutela ambientale , della scarsità delle risorse, della salvaguardia in generale del nostro pianeta non sono abbastanza diffusi e sentiti. Invece non dovrebbe essere così perché tutto ciò che usiamo o costruiamo, l’energia di cui usufruiamo ci viene dalla Terra e noi siamo sempre più dipendenti da essa, in particolare dalle fonti di energia non rinnovabile. Ma non è solo la scarsità delle risorse a destare preoccupazione, quanto il fatto che esse siano distribuite geograficamente in modo molto disomogeneo, il che genera come sappiamo conflitti e comportamenti opportunistici. Spinta da queste riflessioni vado oltre, cerco di capire a fondo il problema, di sfruttare le mie conoscenze che, mi rendo conto, sebbene l’argomento mi interessi, non siano poi così tante. E mi chiedo quanto la gente in generale pensi a queste cose e voglia trovare davvero una soluzione. Sicuramente a tale proposito un tema rilevante è quello che riguarda le fonti di energia alternative, primo fra tutti il nucleare che si è prepotentemente fatto spazio tra le pagine dei giornali e i servizi dei telegiornali negli ultimi mesi per la tragedia giapponese. Su questo argomento sul quale si deciderà tra un po’ per via del referendum ci sarebbero da dire tante cose; si dovrebbero considerare sia  aspetti positivi (per esempio il fatto che inquina meno) sia negativi( ad esempio il suo possibile utilizzo per la produzione di armi distruttive). Ma non è questo il punto della questione:il punto è che si fa tanta informazione generica ma davvero poca è la conoscenza vera e profonda. Penso che ora come ora la preferenza al referendum per molte persone sarebbe influenzata dagli ultimi accadimenti, distorta dal cosiddetto eurisma della disponibilità (giudichiamo le situazioni in base alle informazioni più disponibili e vicine nel tempo). Ma se, colpiti dal disastro in Giappone, ci preoccupiamo della salute, beh allora bisogna anche ricordarsi che la Francia a pochi km da noi è piena di centrali nucleari e quindi la questione sulla quale riflettere è un’altra: il nucleare è comunque una fonte non rinnovabile quindi si esaurirebbe come il petrolio attualmente sfruttato. Bisogna invece guardare a ciò che c’è in abbondanza , alle energie rinnovabili, prima fra tutte quella solare che è la fonte principale di vita sulla Terra e dalla quale derivano la maggior parte delle altre fonti energetiche disponibili per l’uomo. Secondo i dati forniti dall’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi ed elaborati dalla Camera di Commercio di Milano  ci sono movimenti incoraggianti  in questa direzione. Le informazioni raccolte  dimostrano infatti che sono più di 2.500 le invenzioni brevettate in Italia nel settore del risparmio energetico e delle energie rinnovabili.  Più del 40% di tali registrazioni provengono dalla città di Milano e sono alquanto interessanti (si parla ad esempio di sfruttare il moto ondoso del mare , i rifiuti o il passaggio dei veicoli sulle strade per produrre energia). Queste confortanti informazioni forniscono segnali riguardo una debole aria di cambiamento ma alla fine tuttavia un importante quesito rimane: le invenzioni funzioneranno? Riusciremo tutti ad impegnarci per trovare una soluzione ottimale al problema della sostenibilità? E soprattutto saremo in grado di farlo prima che cada giù l’ultimo granello di sabbia nella clessidra che segna la durata della vita della nostra amata Terra?

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Maria Giuffrida

maria.giuffrida@studbocconi.it

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