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Art & Entertainment

Arte (e vela): skill manageriali?

Che apporto è in grado di dare l’arte al management?

La domanda può sorgere spontanea a chiunque. A meno che, questo qualcuno, non avesse avuto la fortunata occasione di incrociare in corridoio uno dei nostri professori, e di ricevere una dritta sull’intervento a Como di Vincente Todolì (Direttore dal 2003 della Tate Modern di Londra) all’inaugurazione del ciclo d’incontri “La Kunsthalle più bella del mondo”, progetto concepito dalla Fondazione Ratti con la collaborazione del centro ASK Bocconi.  Il tutto, certo, a scapito di qualche ora di lezione (ma sono ancora troppo pochi i bocconiani che rinuncerebbero a una simulazione d’esame pur di sentire una conferenza!).

Dall’applicare le sue competenze manageriali per Mc Donald’s Italia quale amministratore delegato, Mario Resca nel 2008 è stato eletto Direttore Generale per la valorizzazione del patrimonio culturale dal Ministero. E se avvenisse il contrario? Può la gestione aziendale chiedere aiuto al mondo dell’arte, non solo in quanto strumento per migliorare l’immagine delle imprese, ma per la reinvenzione stessa delle sue forme e tecniche? Su che piano potrebbe avvenire questo crossing over di conoscenze? Per dirla alla bocconiana, che skills guadagnerebbe uno studente di economia che desse ascolto all’arte?

Innanzitutto, il saper affrontare l’innovazione dei processi ed i cambiamenti dei livelli gerarchici con maggior capacità d’inventiva e senso critico.  Così, infatti, risponde Todolì a chi provocatoriamente dal pubblico lo sfida chiedendo a cosa serva una mostra: “Le opere d’arte aprono le porte a mondi che prima non conoscevamo”. L’arte abitua a vedere il non-ancora-visto dei problemi, ad avere quell’elasticità e vivacità  intellettuale indispensabile per trovare in tempi sempre più stringenti soluzioni originali, innovative e di conseguenza più competitive.

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Uno studente che rivolgesse un attento sguardo al mondo dell’arte, ai suoi eventi e alle sue dinamiche, diventerebbe, in secondo luogo, cittadino più consapevole dell’epoca in cui viviamo. Arte e artisti, escludendo da questi ultimi chi s’improvvisa tale lanciando mode, inseguendo profitti e adattandosi alle logiche di mercato nella creazione dei propri prodotti, sono infatti liberi. Giocando se stessi in questa libertà d’azione e di pensiero, sono i primi a cogliere la vera essenza di una società e a portarne a galla le correnti più profonde. Gli artisti, d’altro canto, emergono laddove vi siano nei rapporti sociali moti di cambiamento importanti, spesso determinati da una situazione di disagio diffuso. Un’analisi di mercato che partisse dalle premesse sbagliate sarebbe un fallimento. E se ci facessimo guidare dall’arte per scegliere le ipotesi e le fonti da cui incominciare le nostre indagini?

Se l’arte fosse un oceano, un museo potrebbe essere diretto in due modi, conclude Todolì. Trasformandolo in una portaerei, poco manovrabile, ma stabile, sicura e che tiene asciutti i suoi passeggeri. O, in alternativa, dotando il museo di una struttura organizzativa agile, in grado di virare in pochi secondi, e, se necessario, in grado di rischiare di scuffiare e di bagnarsi pur di seguire l’artista. I più sportivi (e mondani) tra di noi, sapranno che si è di recente svolta a Santa Margherita la regata organizzata dalla SDA, la quale ha peraltro appena scalato la classifica del Financial Times collocandosi decima in Europa. La morale sottesa all’iniziativa sportiva: insegnare ai futuri manager di tutto il mondo che, per sapersi muovere in azienda, serve anche un piede marino.

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Francesca Foglia

francesca.foglia@studbocconi.it

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