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Editoriale

Ti sentiresti bocconiano in caso di default?

Redazione di Tra i Leoni, ti chiedo scusa: in copertina ci sarebbero dovuti essere i disastri naturali, fil rouge di questo numero. E chiedo scusa anche a tutti gli altri studenti, per quanto leggeranno di seguito. Mi dispiace, perché mi tocca interrompere la luna di miele che molti di noi stanno vivendo nei confronti del neo-governo Monti.

Lo spettacolo offerto le settimane scorse per i corridoi del velodromo aveva un non so che di commovente. Il sostegno che abbiamo dimostrato al nostro presidente superava di gran lunga quello che le migliori tifoserie di serie A regalano ai propri beniamini appena scesi in campo: supporto unanime, poche voci fuori dal coro e un grande, orgoglioso senso di appartenenza. Viva l’Italia (di Monti) e viva i bocconiani.
Ma un interrogativo bussa alla porta e, nostro malgrado, dobbiamo interrompere i festeggiamenti per andare ad aprirgli: e se l’Italia fallisse? Vi sentireste ancora così fieramente bocconiani come poche settimane fa? Vorrei dire di sì, ma non ne sono certo. La grande comunità bocconiana, la “fabbrica dell’Italia che conta”, è più una prospettiva che una realtà. Rispetto ad altre grandi università italiane (perché sì, ce ne sono altre), la Bocconi forse dimostra un attaccamento alla propria identità leggermente superiore, unitamente a una maggiore percezione di proseguire il solco lasciato dai suoi alumni di successo, ma ciò non toglie che non aderiamo a quell’immagine di comunità perfetta che ci è stata dipinta addosso.
Possiamo diventarlo? Certamente, e – lasciatemelo dire –, non dipende da Monti: egli potrà farcela o no ad avviare le riforme strutturali che così tanto servono a questo Paese, ma un suo eventuale fallimento non deve renderci meno attaccati alla nostra università. A legarci non è solo un attestato di laurea. E non è nemmeno il condividere gli stessi esami, studiare sugli stessi libri, andare a divertirci negli stessi posti. Ci lega la consapevolezza di far parte di quel grande gruppo di persone che il destino chiama per prime quando vuole cambiare l’Italia. La certezza di far parte di quella faccia della nazione che si è a lungo ignorata sui quotidiani, quell’Italia che non si lamenta, che studia, arranca, fatica, si scoraggia, si rialza e ce la mette tutta, per cambiare in meglio le cose. Quell’Italia destinata a trainare il carro del nostro Paese, tentando di eliminarne il carico in eccesso (leggi “debito pubblico”) e guardando al futuro con lo sguardo fermo di chi capisce la gravità della situazione, ma è convinto di saperla e volerla affrontare. Monti non è che il portatore momentaneo di questi ideali, l’alfiere che per un istante il destino ha chiamato alle armi. Ma, in un futuro più o meno prossimo, sarà costretto a lasciare il campo di battaglia. Presto il testimone passerà ad altri, tra cui noi. E al di là di raccoglierci (peraltro giustamente) per sostenerlo nella sfida, dobbiamo guardare dentro a noi stessi e chiederci: mi sentirei bocconiano in caso di default? E rispondere sì. Anche in quel caso. Perché al di là di Monti devono essere i valori che condividiamo, non la momentanea vittoria, a tenerci uniti.

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Sergio Rinaudo

 

Potrai trovare questo articolo anche nel nostro numero cartaceo di dicembre. Non perderlo!

5 comments
  1. Jacopo Z. Il Fuggitivo

    Ciao Sergio, certo dell’interpretabilità immediata del mio ”senhal” aka ”cognome volutamente evocativo di spirito farloccheggiante”, mi intrometterò nella discussione avendo tonnellate di tempo da buttare, e qualcosa da investire.
    Sicuro che 26,2 euro di aggravio sui c/c societari (da 73,8 a 100) provocherebbero aumenti nella fuga di capitali? Fuggivano già senza l’ulteriore pizzicotto sulla natica.. Insomma, c’è ben altro, per quanto i segnali certo restino segnali. Mi interrogherei piuttosto sulla tassazione di capitali precedentemente scudati, qualche anno fa se non sbaglio, se proprio devo inoltrarmi in argomento. Coerenza è un termine che evidentemente rifugge a gambe levate il vocabolario della politica economica italiana, e certo, a mali estremi estremi rimedi, ma mi chiedo come ne risenta il grado di fiducia generico di chi sente un mese una voce e quello dopo un’altra. Non metto in dubbio la bontà della manovra, mi reputo temporaneamente (speriamo) ignorante per valutare appieno gradi di complessità economici elevati (prerogativa ultimamente poco bocconiana, devo dirlo), e so altrettanto bene che molto non viene detto. E’ vero, tecnici al governo, professori al governo, ma considero inutile la speranza che tutto venga trasmesso ai noi plebei, bocconiani o meno.
    Come hai perfettamente messo in luce l’ondata di entusiasmo di molti studenti bocconiani ha sfiorato nelle settimane precedenti alle ultime (dio non me ne voglia se per un istante rendo grazie alla neonata ”timeline” facebookiana) il divismo, la venerazione, e in qualche caso, la preghiera. Leggevo di studenti bocconiani che, orgogliosi e misticamente chiamatasi in causa da soli, si dicevano ”probi et orgogliosi di poter ammirare una simile e straordinaria fase storica dall’interno”.
    Aldilà della palese ripudiabilità, per un aspirante economista intendo, di considerare straordinario un momento storico-economico come questo -se non nel senso primo del termine (extra-ordinario)- in cui alla palese inefficienza del mestiere politico qualcun altro, e non noi cittadini, deve sopperire chiamando in causa tecnici e ”gente del mestiere” a fare da prima voce nelle veci di un’istituzione politica che la voce l’ha brutalmente e indegnamente persa, è quel ”dall’interno” che onestamente nell’ultimo mese mi ha vagamente stomacato.
    Lontano dall’interpretazione del tuo intervento come semplice voce apologetica di un entusiasmo tutto bocconiano, ti lascio con due domande: ”sicuro che l’80% dei bocconiani si sentirebbe tale anche in caso di default?”, ”sicuro che alla medesima percentuale in realtà l’appellativo di figli di papà non risulti gratificante e sicuro incentivo allo sventolio di manuali di microeconomia in faccia a chi per scelta, con piena o almeno sufficiente cognizione di causa, ritenga di dover mantenere lo stesso occhio critico del buon stoico cittadino sia sul dixit Montiano che su quello di chiunque altro?”
    Un tuo ammiratore.

  2. Sergio Rinaudo

    Per Gianni. La mia discussione era su Monti e l’interrogativo sul senso di comunità (a cui do una mia personale risposta). I tuoi dubbi sono sui provvedimenti economici che ha approvato (tra l’altro in una data successiva a quella in cui ho scritto il pezzo). E lì, sulle scelte economiche prese, si può ampiamente discutere, ma non era l’obiettivo del mio articolo.
    Personalmente temo molto l’effetto delle maggiori tasse per le ragioni dei precedenti storici su cui molto è stato scritto (e Alesina e Giavazzi, da sempre sensibili sull’argomento, non hanno perso occasione di rimarcarlo sulle colonne del Corriere della Sera) con un grave rischio di aggravare ulteriormente la recessione. Sulla politica monetaria restrittiva la situazione è molto dura e non saprei darti antidoti di breve periodo. I prestiti ripartiranno quando ripartirà l’economia (per cui ne hanno da aspettare) e stimolarli non è agevole visto la ristrettezza di fonti. Sull’ultimo aspetto da te toccato, non sarei invece così sicuro che si stiano favorendo granchè i conti correnti vista l’imposta di 34 euro sui c/c di persone e 100 sulle società e persone giuridiche (ergo, rischio di fuga dei capitali)…
    Chiudo rispondendo alla prima delle domande che hai posto, se mi sento rappresentato da Monti. Ti dico di sì perchè nonostante le remore che, come vedi, ho sulle scelte che ha intrapreso, non saprei presentare una mia manovra “migliore”, muovendomi negli spiragli di una disponibilità così ristretta. E non vedo altri che nel panorama italiano avrebbero avuto le competente, la reputazione e il polso (tutti elementi indispensabili) di gestire una situazione così complessa.

  3. Sergio Rinaudo

    Per Gabriele Rodriguez. Al di là della risposta (evidente) alla domanda retorica che hai posto, vorrei chiarirti il mio punto di vista. La nomina di Monti ha suscitato un’attenzione generale sulla nostra università e i media si sono chiesti da dove venisse questo “cavaliere bianco” (perchè è così che hanno presentato Monti). Sono arrivati perfino ad invitarci in un programma radiofonico per capire cosa sia la Bocconi e chi ci sta dentro. Nello stesso momento in università è fioccato un generale senso di orgoglio da parte di chi, neanche una settimana prima, la criticava aspramente. La domanda che mi è sorta è: ma esiste questa comunità bocconiana da cui è sembrato che l’Italia aspettasse la salvezza o è un castello di carte nato sul momento, come il tifo da stadio che c’è finchè si vince? La risposta che mi son dato è che forse questa comunità non esiste granchè (ma questo dipende da come uno vive l’esperienza universitaria), ma ci sono i presupposti per crearla. Vedi solo l’esplosione di associazioni che c’è stata, la crescita di tutti i progetti (non solo TiL, ma anche la radio, la TV,…) che creano un senso di appartenenza e permettono di condividere un’esperienza di vita. Per cui a mio parere si sta creando un senso di comunità (e la nomina di Monti non aggiunge troppo alla sua formazione), ma con quali valori? Domanda ancora più difficile, ma penso che siano valori positivi. Ricorda che lo studente bocconiano non è solo il figlio di papà che parcheggia il porsche in piazza sraffa (si tratta di una fetta minoritaria, a cui, per inciso, poco importa della comunità universitaria), ma è quello che aspira ad autorealizzarsi e a realizzare qualcosa nella propria vita, altrimenti non vedrei la ragione per cui non ha scelto l’università di economia della propria provincia/regione.

  4. Gianni

    Io farei quest’altra domanda ti senti rappresentato da Mario Monti?Ho fatto economia politica I ed economia e diritto dei mercati finanziari con il prof. Mario Mont.i Con una politica fiscale restrittiva ed una politica monetaria restrittiva (perchè i tassi per aziende e privati sono alle stelle e la concessione di prestiti è crollata) che fine farà il nostro PIL? Posso immaginare che chi mi ha insegnato non sappia il risultato? Allora mi chiedo perchè affossare l’Italia e l’Europa? Secondo, quando studiavo Economia in Bocconi i miei prof mi dicevano che bisognava incentivare gli investimenti in fondi comuni, azioni e obbligazioni perchè così si permette di far affluire gli investimenti alla parte più produttiva. Le recenti manovre non vi sembra che invece li penalizzino a favore dei conti correnti? E’ così importante far affluire i soldi sui conti correnti? A coloro che non hanno i paraocchi l’ardua risposta

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