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L’INDIVIDUALISMO BOCCONIANO e la società complessa

Innovazione, strategia, volontà di cambiamento, “mettere qualcosa di mio nell’universo”, nell’ultimo cartaceo di Tra I Leoni era questo il filo rosso che guidava la narrazione di quegli “spiriti animali” per i quali un bocconiano è un bocconiano. Il cartaceo di marzo è stato così apprezzato perché ha colto in pieno il lato positivo dell’individualismo, l’essere imprenditori di se stessi e realizzare qualcosa di notevole.

Ma il numero di marzo viene proprio in un periodo in cui l’Università, tramite i suoi esponenti più autorevoli, è stata chiamata a occuparsi della collettività che vive un momento così drammatico
e incerto.

Mi chiedo, come si coniuga l’individualismo positivo che impera nella nostra università e l’interesse della collettività? In che modo sono indissolubilmente correlati?

Non voglio cadere nel tranello dell’antinomia fra individuo e collettivo. Penso, molto realisticamente, che non possa esserci una piena realizzazione dell’uno se si trascura la fondamentale importanza dell’altro. Con un esempio: cosa sarebbe Bill Gates (o anche Steve Jobs) senza i suoi sviluppatori di software? Cosa sarebbe senza un pubblico disposto a puntare sulla tecnologia come fonte di sviluppo? Senza un pubblico correttamente formato per poter trarre ogni vantaggio da quella fonte di sviluppo?

Questo è il punto: come si può pensare che i temi sociali non riguardino anche (e soprattutto) noi? Come si può pensare che con una start-up si possa mettere un’ipoteca sul proprio futuro indipendentemente da come va il mondo?

Sicuramente fra i temi che trattava il numero di marzo non c’è l’esistenzialismo (non almeno in modo esplicito), ma l’idea “cercare o creare lavoro” è fondamentale. La nostra è una generazione che per larga parte soffre di lavoro, e non possiamo permetterci di non averne una visione complessiva.

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Può sembrare banale, ma in questo caso potremmo rappresentare la nostra società come un’automobile. È bello e importante che ci siano elementi o gruppi sociali che si propongano come il motore della società, ma da solo questo non basta, anzi, da solo non ha proprio ragion d’essere. Solo con una complessa carrozzeria, freni che sappiano limitare la potenza, uno sterzo che sappia virare quando si è fuori rotta e con la ricerca di una sempre faticosa armonia, il viaggio sarà più piacevole per tutti.

 

Giacomo Delinavelli

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