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Art & Entertainment

Responsabilità d’utente?

Secondo la classifica di Alexa dei siti maggiormente visitati, escludendo YouTube e QQ.COM i primi dodici (tra cui Facebook, Wikipedia e Twitter) hanno a che fare con contenuti che si leggono o si scrivono: un fenomeno che è stato chiamato “writing deluge”.

Il manager della cultura non può – e non deve – prescindere dalla responsabilità di interrogarsi sul potenziale dei numeri che testimoniano l’evoluzione di un sistema, nonché sulla loro storia e le reazioni che possono innescare. Ma se i dati riguardano il flusso di parole che ogni giorno inonda il web, dovrebbe essere anche la massa stessa dei creatori di contenuti a dover rispondere all’appello etico di una coscienza critica, a prestare attenzione alle fonti e a custodire il senso dei mezzi d’informazione.
Le rivoluzioni mediatiche hanno sempre caratterizzato la storia dell’uomo, come ricorda il professore di Harvard Jeffry Schnapp durante l’ultima tavola rotonda del ciclo di conferenze organizzate dalle fondazioni Arnoldo Mondadori e Corriere della Sera e dal Centro ASK della Bocconi. Ma in che direzione ci sta portando quella attuale?

Per un verso a eventi straordinari come quello della Primavera Araba, resi possibili grazie al “Citizen Journalism”: nuova forma di giornalismo e possibile sbocco della democrazia. Per l’altro, questa rivoluzione mediatica sembra guidarci verso un dibattito pubblico sì globalizzato ma bombardato solo da due/tre argomenti per volta (vedi il recente caso Costa Crociere) su cui vediamo scatenarsi l’intera comunità virtuale. Come ha sostenuto il professor Maurizio Ferraris durante il suo intervento in Bocconi, la problematicità del “writing deluge” risiede nella molteplicità di nuove domande che esigono una risposta. Ma chi effettivamente ne definisce l’agenda nella tela del dibattito pubblico?

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La scommessa del progetto Kony 2012, che in questi giorni si sta diffondendo sui principali social network, può quindi avere un senso anche nello spiegare le dinamiche d’incontro tra mondo virtuale e mondo reale, tra rappresentati e rappresentanti. Il dibattito futuro spetta allora a noi utenti che, per questo, dobbiamo essere sempre più educati, attenti, critici. Il rischio altrimenti è che il “writing deluge” e la nostra memoria collettiva (già peraltro affidata alle grandi compagnie, Google in primis) siano strumentalizzati contro i nostri stessi interessi.

Francesca Foglia

One comment
  1. Andrea

    E a proposito di rischio di strumentalizzazione, pare che lo “scandalo” che ha coinvolto il fondatore della campagna Koni2012 ne sia un esempio perfetto: la quasi totale assenza della presenza di forze di controllo statali o sovrastatali è un’esigenza o solo il sintomo che i tempi non sono del tutto maturi?

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