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“Il Governo e i Giovani”: una finestra ufficiale su lavoro e politica

In collegamento telefonico diretto con Palazzo Chigi, una telefonata gioviale e dal retrogusto un po’ illusorio che mi fa sentire “vero” giornalista per un istante, intervistiamo il dott. Gianluca Sgueo e la dott.sa Gaia Pandolfi, ideatori del portale internet “il Governo e i Giovani”, da qualche mese già attivo in rete.

Per cominciare le chiedo di illustrare brevemente in che cosa consiste il progetto “Il Governo e i Giovani”. Come funziona questo portale informatico recentemente inaugurato  dal Governo per dialogare con le giovani generazioni?

Questo progetto è nato dalla stesura del primo Dossier Giovani (del febbraio 2012, che illustrava “le priorità del Governo per l’occupazione”, ndr): si tratta di un elaborato in  quattro capitoli che fotografano la situazione dell’occupazione giovanile in Italia dal 2010 in avanti: illustrano quanto è stato fatto dall’Esecutivo per favorire le iniziative imprenditoriali giovanili  ed è poi dedicato, nelle ultime sezioni, alla formazione e al mondo delle professioni intellettuali. Successivamente si è svolta una serie di consultazioni tra i ministeri, che ha coinvolto soprautto soprattutto i Ministeri dello Sviluppo  economico e  dell’Economia, al fine di ricercare e condividere informazioni da inserire nel sito, anche in formato multimediale. Abbiamo cercato di arricchirlo attraverso contenuti e notizie, sono stati avviati contatti con alcune associazioni come il Forum nazionale giovani e le associazioni che ne fanno a loro volta parte, con Italiacamp, con le sezioni “giovani” di Confindustria, Confartigianato e Confagricoltura a cui è dedicata un’apposita sezione. Il sito prevede attualmente undici sezioni, tra cui quelle riguardanti: i dossier giovani, i rapporti,  una dedicata ai dati Istat in materia di occupazione e lavoro, le campagne informative, il Forum nazionale giovani, Italiacamp Europa (dunque una finestra oltre i confini, dove recentemente abbiamo inserito notizie sugli stanziamenti del Cern a favore di ricercatori europei); infine le sezioni dedicate al materiale audiovisivo, alla normativa e alle  associazioni giovanili in generale.

Il prossimo obbiettivo è quello di diffondere lo spazio all’interno delle Università. In parte ci siamo già riusciti  pubblicizzando il primo Dossier in Università come l’Alma Mater di Bologna, l’Università statale di Milano e la Bocconi, la Luiss e La Sapienza e attualmente stiamo cercando di perseguire  ulteriormente questo scopo.

Quali obiettivi vi siete prefissi e quali vi aspettate di raggiungere con quest’iniziativa?

L’obbiettivo è quello comune anche ad altre iniziative sul sito del Governo, quali le sezioni informative ed il Dialogo con il cittadino, di informare in modo aggiornato sulle iniziative del Governo a proposito dei giovani. Lo abbiamo fatto perché ci siamo resi conto che non sempre quest’ultime sono conosciute con necessario dettaglio e abbiamo voluto aprire uno spazio che fosse espressamente dedicato ai giovani, una sorta di contenitore. Cerchiamo di informare su tutto quello che nell’azione di Governo ha i giovani come destinatari o che comunque li riguarda, ma anche di informare su quello che le associazioni giovanili fanno, di offrire dunque una finestra su quello che viene fatto a livello istituzionale e para istituzionale. Un ragazzo che si collega al sito può informarsi su campagne, bandi, stato di avanzamento di decisioni o normative già adottate ma in via di attuazione.

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La diffusione ed il successo su larga scala del progetto dipende dall’economie di rete che esso saprà realizzare. In quest’ottica che ruolo  vi aspettate che giochino le Università che aderiscono all’iniziativa e in che altri modi pensate di informare i giovani sull’esistenza di questa opportunità?

Proprio per ottenere questo obbiettivo e la massima efficacia possibile stiamo cercando di renderlo il più informativo possibile, di appoggiarci ai canali dove sono maggiori i nostri interlocutori: le università, i giornali, le radio. Le università sono molto preziose, ma non la sola risorsa disponibile: per esempio stiamo cercando di ampliare la nostra rete anche alle scuole, oppure tramite giornali universitari dedicati come il “Corriere universitario” dove avremo un nostro spazio mensile. L’obbiettivo è diffondere il portale e quindi certamente le università sono un canale privilegiato, per il loro posizionamento strategico.

In che modo l’utente può dialogare con il sito? Che tipo di informazioni utili può trarne? Insomma, dove sta il quid pluris?

Per interagire con la sezione basta collegarsi sul sito del Governo (www. governo.it): sulla parte destra si trova lo spazio dedicato al portale Giovani. Le informazioni che si possono trarre sono diverse,  in generale accumunate dall’idea di informare su quanto il Governo sta facendo per le nuove generazioni.  E quindi di spiegare con chiarezza le misure adottate. Ma ci sono anche altre sezioni, con scopi diversi, che permettono un contatto diretto con associazioni che rappresentano per i giovani un momento di aggregazione seria e di sviluppo. Ultimamente abbiamo inserito una nuova cartella che dal titolo “I giovani e le professioni” che rappresenta proprio il quid pluris dello spazio e che lo ha reso finalmente davvero interattivo. È uno strumento di informazione su tutte le professioni che si svolgono nel nostro Paese, realizzato con la collaborazione di Istat e dell’ Istituto per la collaborazione per lo sviluppo dei lavoratori e permette di ottenere tutte le informazioni necessarie sulle professioni: come è fatta una singola professione (in cosa consiste), in quanti attualmente la esercitano, quanti ne servono, quali sono i rischi. L’utente può effettivamente verificare se sono previste assunzioni nei prossimi anni, le caratteristiche, le qualifiche ed i profili richiesti ma anche capire meglio se possa trattarsi del lavoro giusto per le proprie attitudini.

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Nel primo Dossier Giovani del Febbraio 2012, al tempo stesso un cahier de doleance sul lavoro giovanile in Italia ed uno strumento di informazione sulle misure già adottate, si fa spesso riferimento al problema dei cd. NEET (not in education, employment or training, ndr), in aumento negli ultimi anni: come pensate di avvicinare la vostra iniziativa a giovani che stanno ormai al di fuori del percorso di istruzione.

È bene precisare che lo spazio internet non ha certo la pretesa di risolvere il problema dei Neet o della disoccupazione giovanile, bensì di informare il più completamente possibile sulle strategie e le misure adottate o in atto. Si tratta però un problema però ben noto al governo; il Presidente (Monti, ndr) lo ha riaffermato spesso nei discorsi sul tema. L’idea principale che ispira l’azione dell’Esecutivo in merito è quella di insistere sulla formazione e con la riforma del mercato del lavoro, quando entrerà a regime, vengono sfruttate forme di collaborazione prima meno usate, come ad esempio l’apprendistato, come canale ulteriore di inserimento sul lavoro. Dire quale sarà l’impatto è però prematuro ed in parte esulta dal mio compito. Il sito cerca di dare notizia di quanto avviene più che ipotizzare soluzioni possibili, che competono agli organi di vertice.

Il Governo Monti è stato il primo a portare nell’alveo dell’azione politica il dialogo con i giovani. Un primo passo fondamentale, anzitutto a livello simbolico: alle parole stanno anche seguendo fatti, Lei ed il suo progetto lo dimostrano. Quanto conta il cambiamento di mentalità nel mondo del lavoro (degli employers e dei colleghi più maturi, di professori e professionisti più anziani) nei confronti dei giovani e quanto questo progetto può aiutare?

Il cambiamento di mentalità è molto importante. Non so se si sia già realizzato: certamente da parte dei cittadini, e quindi anche dei giovani, è cambiata in modo netto la percezione nei confronti del Governo, in ragione del cambio significativo, del diverso approccio ai problemi e delle figure professionali che lo rappresentano. Certamente conta tantissimo. Quanto questo può aiutare nei confronti dei giovani? Tanto. Tuttavia crediamo che sia  importante che il cambio di mentalità avvenga anche “al contrario” e che questo serva ai giovani a riavvicinarsi all’impegno pubblico. Sicuramente in questo momento c’è grande responsabilità da parte delle istituzioni nell’essere consapevoli della situazione di crisi, ma è vero anche che un certo lassismo in questi anni da parte dei giovani è innegabile ed è stato registrato. Una volta percepito il cambiamento di rotta a livello generale è importante anche che i giovani cerchino, e possano trovare, un maggiore coinvolgimento nella vita pubblica e trovino maggiore interesse ad informarsi. Il nostro è un piccolo contributo ad un cambiamento molto più grande che è in corso e che richiederà un tempo più ampio: difficile ora misurarne la durata o fare previsioni di risultato.

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Ci tengo a precisare che non si parla soltanto di interesse alla ricerca di un lavoro, anzi: difficile e contro intuitivo sarebbe sostenere che i giovani non ne abbiano. Ma, in generale, della partecipazione sociale in senso ampio: nella maggior parte dei ragazzi di età compresa tra l’inizio dell’ università e l’immissione nel mondo del lavoro dove l’impegno pubblico sarebbe più naturale, esso non è invece cosi diffuso. I giovani che si impegnano nel sociale sono in complesso una minoranza. Dipende anche dal fatto che le istituzioni hanno dato poco l’idea di voler esser un punto di riferimento. Venendo esso meno, l’interesse va verso altre direzioni. Noi auspichiamo che il cambio di rotta incentivi anche un accresciuto interesse nella partecipazione sociale. Sul mercato del lavoro il discorso è diverso: non ci sono giovani disinteressati a lavorare, salvo quanto si può dire per i NEET, fenomeno però che si spiega in ragione di altri fattori. In quell’ambito era necessaria un’ importante riforma per rendere più dinamico il mercato del lavoro ed è stata fatta: ora attendiamo di vedere quali saranno i risultati in concreto.

 Pietro Fazzini

 

 

 

 

 

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