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Good Italy, Bad Italy – Intervista a Bill Emmott e Annalisa Piras

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Un englishman dai modi garbati e aspetto cordiale, solo a vederlo passeggiare per i corridoi dell’Università se ne intuisce l’importanza e l’autorevolezza della personalità. È Bill Emmott, ex direttore di “The Economist”, oggi al centro dell’attenzione degli italiani per il suo film-documentario “Girlfriend in a Coma”, diretto dalla giornalista e regista italiana Annalisa Piras.

100 minuti di pellicola per rappresentare vizi e virtù del Paese, sapientemente e lucidamente condensati in un’analisi che non lascia trasparire dubbi: la causa del nostro inesorabile declino siamo noi stessi.

Bill Emmott, ex direttore The Economist
Bill Emmott, ex direttore The Economist

Ciò che ha alimentato l’attenzione mediatica sul film è stata la cancellazione della prima che si sarebbe dovuta tenere il 13 febbraio, presso il museo Maxxi di Roma. La decisione è stata presa da Giovanna Melandri in accordo con il ministro dei Beni Culturali, e sarebbe stata giustificata dall’inopportunità di proiettare una pellicola dal sapore fortemente antiberlusconiano in periodo di campagna elettorale. In realtà, la politica è trattata nel film-documentario come uno degli innumerevoli prodotti di una cultura sbagliata, e dunque la decisione di annullare la prima del film è stata additata da gran parte dell’opinione pubblica, e dagli stessi Emmott e Piras, come un inammissibile attentato contro la libertà d’espressione, nonché come l’ennesima conferma del profondo stato di crisi in cui versa il nostro Paese.

Il tour italiano di Bill Emmott e Annalisa Piras ha coinvolto anche Milano e l’Università Bocconi, dove nella giornata del 19 febbraio il gruppo studentesco B.lab ha presentato la proiezione del film, alla quale è seguito un dibattito tra il pubblico dell’Aula Maggiore e Bill Emmott, Annalisa Piras e Severino Salvemini, docente presso l’Università Bocconi. Un’aula gremita di studenti ha accolto questo faccia a faccia con la nostra realtà, e numerosi sono stati gli interventi e le domande nel corso del dibattito.

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La redazione di Tra i Leoni è riuscita ad intervistare Bill Emmott e Annalisa Piras al termine della proiezione del film, poco prima del dibattito con gli studenti.

Il vostro film ha come scopo quello di scuotere le coscienze gli italiani, come recita lo slogan “WAKE UP ITALY”. Ma di cosa abbiamo veramente bisogno per svegliarci? Pensa che ci serva uno sconvolgimento, un evento rivoluzionario, o crede che questo possa essere il risultato di un processo di maturazione?

(Risponde Bill Emmott) Penso che ciò di cui l’Italia abbia veramente bisogno in questo momento siano una profonda comprensione e riconoscimento della propria situazione attuale, e lo scopo del nostro film è proprio quello di cominciare a costruire questa comprensione. Abbiamo voluto parlare all’Italia come si fa con una persona in stato coma, quando le si parla per stimolarla ed incoraggiarla, nella speranza che possa risvegliarsi. Sono convinto del fatto che un giorno l’Italia si sveglierà e si riprenderà dal coma, ma solo dopo aver pienamente compreso e riconosciuto la gravità della sua situazione attuale, presupposto fondamentale al fine di intraprendere la strada dell’azione vera e propria.

Siete quindi fiduciosi sul fatto che vi sia ancora del senso civico negli italiani? Non abbiamo ancora perso ogni speranza?

(Risponde Bill Emmott) Penso che ci siano dei segni incoraggianti per quanto riguarda il senso civico degli italiani, soprattutto negli ultimi anni e per mezzo dei nuovi mezzi di comunicazione, per esempio Internet e i social network, attraverso i quali oggi si porta avanti una vera e propria campagna per il cambiamento. Tuttavia, gli italiani sono spesso divisi e in conflitto tra loro, e non sono in grado di cooperare per arrivare ad una vera comprensione della serietà della situazione. Penso che oggi sia in atto un processo di cambiamento, ma è necessario che cresca e accomuni tutti; questa sarà probabilmente la vera chiave per la soluzione dei problemi del Paese.

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Avete scelto la Divina Commedia di Dante come filo conduttore per il vostro documentario. Quali sono, dunque, i peccati degli italiani? E soprattutto, quali le virtù?

(Risponde Annalisa Piras) I peccati dell’Italia non sono recenti, e possiamo dire che appartengano al DNA culturale dei suoi cittadini. Il peccato più grave che abbiamo rilevato è l’ignavia, intesa come atteggiamento di inerzia e passività. Piuttosto che agire in prima persona, l’ignavo attende che qualcun altro scelga al suo posto, e manca di coraggio morale e senso del bene comune. La più grande virtù degli italiani, invece, è il senso di generosità e di fratellanza verso gli altri, che può essere visto come il valore più prezioso ereditato dal cattolicesimo. Nel film, questo valore è simboleggiato dall’opera della cooperativa “Progetto Sud” di Don Panizza, a Lamezia.

L’organizzazione internazionale Freedom House ha classificato l’Italia in una delle ultime posizioni per quanto riguarda la libertà di espressione. Che cosa pensa riguardo alla censura nel nostro Paese?

(Risponde Bill Emmott) Freedom House ha effettivamente posizionato l’Italia al 74° posto nella classifica, a causa dell’eccessiva politicizzazione dei media, della dominazione della televisione commerciale, attraverso Mediaset, e del ricorso a leggi e cause giudiziarie che di fatto ostacolano la libertà d’espressione. Tutto ciò accade perché in Italia i mezzi di comunicazione sono parte del sistema di potere, o come dice Bruno Manfellotto nel film, dell’“inciucio”. La minaccia alla libertà d’espressione è dovuta al fatto che i media dovrebbero essere esterni al sistema di potere, così da monitorarne il funzionamento, mentre in Italia ne fanno parte. L’Italia ha bisogno di questo film soprattutto per le problematiche riguardanti i suoi mezzi di comunicazione di massa, e la decisione del Maxxi di non mostrare il nostro documentario in periodo di campagna elettorale può essere vista come il simbolo di ciò che abbiamo cercato di denunciare, e di una generale indisposizione ad accettare una scomoda verità.

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 Valeria Ferraro e Giovanni Borghi

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