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Fai bei sogni

asadi Giorgia Ortolani – “Non essere amati è una sofferenza grande, ma non la più grande. La più grande è non essere amati più”.

Massimo ha nove anni quando l’universo gli porta via la madre. Lo fa senza alcun diritto e di soppiatto, in una notte silenziosa che marca l’inizio di una bugia lungo una vita.
L’uscita di scena di Giuseppina Pastore causa, dopo pochi anni, l’insediarsi nel cuore del figlio di un “mostro molle e spugnoso” che si alimenta di tutte le paure, soprannominato Belfagor. Questo demone immaginario accorre in soccorso di chiunque abbia paura di vivere, frapponendosi tra l’individuo e la realtà per impedire sofferenza e assorbire passioni, rifiuti, abbandoni.
Da quel momento in poi la vita di Massimo risentirà, con intensità diverse, della presenza incombente di Belfagor, che lo allontanerà sempre di più dalla volontà di affrontare la verità. Crescerà così nel cuore il suo male di vivere, ancorato al risentimento verso la madre che lo ha lasciato solo.
Con il passare del tempo, gli interventi del mostro ammazza-emozioni si fanno sempre più radi, senza però sparire del tutto. La catena viene spezzata quando Massimo si trova costretto ad affrontare la verità e a fare i conti con il passato che aveva per così a lungo cercato di ignorare. Un ritaglio di giornale vecchio di quarant’anni distrugge le barriere innalzate da Belfagor, mettendo l’autore protagonista di fronte alla resa dei conti.
Da quella battaglia finale uscirà vincitrice la forza del perdono, segnando la fine del mostro e l’inizio di una vita che sa di lacrime, di gioia e dolore.

“Fai bei sogni” è una storia di segreti comodi e verità scomode, di mostri benefici e angeli fatali. In quest’autobiografia la vita e la morte s’intrecciano costantemente e la loro eterna battaglia attira l’attenzione sulla sofferenza umana nelle loro più estreme manifestazioni: il trapasso e l’amore.
Il disprezzo che il protagonista ha di entrambi è ugualmente intenso. Se da un lato diffida della montagna russa che promette voli pindarici e schianti al suolo, dall’altro non può fare a meno di odiare ciò che gli ha strappato via la madre. Quest’indisposizione verso la vita e la morte lo costringe a condurre un’esistenza in punta di piedi e con lo sguardo rivolto verso il basso, che gli impedisce sia di spiccare il volo, sia di mettere radici sotto terra.
Le sofferenze umane descritte enfatizzano il coraggio richiesto a ogni uomo per andare avanti. Coraggio per non voler ignorare il dolore; coraggio per voler scommettere sull’amore; coraggio per vivere e sognare.

MASSIMO GRAMELLINI, Fai bei sogni (Longanesi, 2012 – Milano)

 

Giorgia Ortolani

giorgia1ortolani@gmail.com

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