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Giuristi di oggi e di domani

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giornata-del-giurista-25di Federica Torriero

Fortemente voluta dagli studenti di giurisprudenza e meritevole di attenzioni a tal punto da guadagnarsi la sospensione delle lezioni pomeridiane – a cui altrimenti la nostra presenza è pressantemente richiesta. Così apprezzata che anche i professori più gelosi dei propri novanta minuti di lavoro hanno dedicato all’evento un congruo spazio prima di iniziare la lezione, nonché quotidianamente presente nelle nostre vite e sulla nostra agenda da almeno una settimana: questa è la Giornata del Giurista.

La mia GdG inizia alle 15:05. Esco dal Taxi dopo il caffè  e mi precipito verso via Roentgen. L’ingresso dell’edificio di vetro è completamente occupato da studenti, futuri giuristi italiani e cultori della materia, che tentano disordinatamente di registrarsi per l’evento. Firmo anche io dopo circa venti minuti di coda, e una volta fuori dal trambusto, con la mia cartellina blu in mano, mi dirigo verso l’Aula Magna, dove ha luogo la cerimonia iniziale. Alcuni gentili colleghi, che hanno preso volontariamente parte all’organizzazione dell’evento, si sono strategicamente posizionati ad ogni angolo dell’edificio e salutando fanno strada, indicandoci i posti migliori rimasti liberi. L’aula è davvero enorme, più simile ad un multisala che ad una sala conferenze, ed è tuttavia già gremita, almeno qui in platea. Spetta ai Rappresentanti degli Studenti introdurre l’evento e spiegare la scelta del tema. Qui ci viene ribadito come oggetto delle tre conferenze del pomeriggio sarebbe stata la crisi, o meglio, i diritti fuori dalla crisi (titolo appunto di tutta la giornata), analizzata attraverso tre prospettive diverse da altrettante commissioni di docenti: “La crisi e le istituzioni economiche”, “Crisi, persona e mercato dei diritti”, e ultima, ma non meno importante, “La crisi e le limitazioni di sovranità”.

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Il Professor Liebman, Direttore della Scuola, prendendo la parola dopo saluti e ringraziamenti generali, ci tiene a ribadire come l’iniziativa dell’edizione 2013 di questa giornata sia partita in primis dagli studenti, che tanto hanno insistito affinché anche a noi giuristi fosse concesso uno spazio così importante tra i molteplici eventi dell’università. Le parole di Sironi sono altrettanto incoraggianti: il Rettore definisce la nostra facoltà ”Una macchina che funziona molto bene, ma che non per questo deve smettere di migliorare”.

Terminata la sessione introduttiva la maggior parte di noi lascia l’aula per prendere parte alle conferenze predilette. I colleghi all’ingresso ci fanno strada nuovamente. Io mi dirigo verso la sala del seminario che ho scelto, “la crisi e le limitazioni di sovranità”. Più piccola dell’aula magna, e con i banchi che sembrano cadere a picco sulla cattedra (per la gioia di tutti coloro che abbiano la fortuna di soffrire di vertigini) è anch’essa colma, e non solo di ragazzi. Ci sono anche ex alunni ed avvocati che partecipano alla giornata, utile a fine della maturazione dei crediti professionali.

Infine, quando anche le sessioni parallele giungono al termine e l’ultima parte della giornata si tiene nuovamente in Aula Magna. Adesso però siedo in galleria, da dove la vista è migliore. I protagonisti della sessione plenaria sono i ragazzi, i quali uno per volta, riassumendo le diverse conferenze, ne espongono i punti fondamentali, interrotti di volta in volta dagli interventi dei diversi professori, seduti accanto a loro sul palco. Osservandoli dall’alto mi rendo conto di avere davanti due grandiose generazioni: innanzitutto i giuristi di oggi: avvocati e docenti che ci fanno da mentori tutti i giorni nelle aule dell’università. E poi noi studenti, giuristi di domani, che pieni di entusiasmo cerchiamo e creiamo – laddove non ci siano – opportunità diverse per poter un giorno scegliere per la nostra strada megliore.

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Realizzo solo allora lo scopo di questa giornata: non sarà certo per l’attestato che fa curriculum, né per l’aperitivo finale, che siamo tutti qua. Siamo qui per avere la possibilità di dimostrare quanto finora abbiamo imparato, e quanto ancora certamente abbiamo da imparare. D’altronde, come ci è stato ribadito, siamo anche noi una macchina che funziona molto bene, ma non per questo dobbiamo smettere di migliorare.

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