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SAVE AN IDEA, MAKE A STARTUP. Intervista a Mattia Rossi di iStarter.it

banner-300x250di Vittoria Giannoni

iStarter è un “incubatore” di Start-up: una realtà caratterizzata da un team giovane e dinamico, che offre uno spaccato di chi oggi si contrappone al pessimismo imperante. Aziende come iStarter sono i cosiddetti “facilitatori di processi” tra gli aspiranti imprenditori ed i fondi di investimento, dai più piccoli finanziatori ai colossi del settore.

Vi proponiamo un’intervista a Mattia Rossi: PMO (Project Management Officer) di iStarter. Doppia laurea tra l’Italia e l’estero, Master, internship in banca d’affari a Dublino ed esperienza in Barilla, per conto della quale ha seguito gli investimenti strategici di una società del gruppo fino alla sua ristrutturazione e alla vendita delle azioni.

Come hai conosciuto iStarter e perché ti ha attratto? Mi sono trovato davanti ad una scelta di campo. Da un lato avevo la solidità del gruppo industriale, dall’altro la velocità tipica di una start-up che guarda e costruisce il futuro. Quindi da un lato una struttura forte e proceduralizzata, dall’altro una storia da scrivere, un’organizzazione da implementare, ma soprattutto il rischio imprenditoriale e lo stimolo di mettersi in gioco in prima persona ed essere tra i protagonisti di questa avventura. Last but not least credo che l’Italia debba ripartire da qui, con questo tipo di realtà nuove, e scommettere sui giovani, che sono il futuro del nostro Paese.

Come descriveresti l’atmosfera che si respira in iStarter? Per propensione personale cerco sempre il confronto con persone di talento, brillanti ed outstanding, perché credo sia il modo migliore per crescere, e non solo professionalmente. Se poi queste sono giovani e di comprovato potenziale, l’effetto “spugna” è amplificato. In iStarter ce ne sono 40, per lo più under 35, e sono il vero valore aggiunto della società. Capita (non di rado) di passare serate in ufficio a disegnare lavagne di strategie di marketing oppure a segmentare clienti target, analizzare trend di mercato, impostare  strategie di product development o di pricing. L’entusiasmo e la consapevolezza che stiamo creando una realtà con tante potenzialità, in controtendenza rispetto al brutto momento macroeconomico, ci rende ancor più pionieri ed orgogliosi di contribuire al bene del Sistema Italia. Inoltre, parlo quotidianamente con persone che credono nella loro idea, ci investono tempo, denaro, la loro vita. A loro brillano gli occhi quando ci espongono il loro progetto. Il loro entusiasmo è il nostro. Non siamo focalizzati, e ciò permette di affrontare imprenditori di ogni tipo, cosa che rende ancora più stimolante questo lavoro.

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Che consigli daresti a chi voglia avviare una startup? Tre parole: idea, team, mercato. iStarter seleziona poche idee di qualità che abbiano le potenzialità di diventare collocabili ad un fondo di Venture Capital o ad un altro investitore nel giro di tre mesi, durata del periodo di incubazione/accelerazione. Valutiamo con grande attenzione il team, perché siamo convinti che una buona idea con un team mediocre generi risultati mediocri. Non cercate, infine, di risolvere tanti problemi che nessuno ha, focalizzatevi su uno e risolvetelo in profondità.

Quali caratteristiche deve avere uno startupper? Il lavoro che c’è dietro è complesso. Non basta un garage o una stanza universitaria. Oltre all’idea, al team e al mercato ci vuole determinazione, passione e tanta forza di volontà. A mio parere, non è un problema di denaro: se tutto il resto c’è, l’investitore arriva.

Che opportunità offre iStarter in questo momento? Abbiamo già raggiunto risultati molto interessanti con quattro progetti, pronti a prendere il largo da soli. Siamo attualmente in piena “Call of ideas”, un periodo di selezione di progetti (nella prima settimana ne sono arrivati già oltre 25) che culminerà a fine maggio nella selezione di quelli più promettenti. iStarter offrirà quindi un periodo di incubazione del valore commerciale di 30.000 euro a tutti i team che dimostreranno di avere le carte in regola. Ci sarebbe moltissimo da raccontare sulla “Call” ma probabilmente i nostri lettori saranno in classe e staranno già valutando se nel cassetto hanno almeno un’idea vincente da inviarci…

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