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Goodmakers – quando il vino diventa social

logo-goodmakers1di Domenico Genovese

Nell’ultimo anno il valore delle vendite legate all’e-commerce mondiale ha superato il trilione di dollari. Percentuali di crescita impressionanti dovute non solo agli sbalorditivi fatturati di mostri sacri come Amazon e Ebay ma, soprattutto, allo sbarco in rete di migliaia di aziende che sfruttando le “nuove” tecnologie, hanno allargato il proprio mercato in cerca di clienti prima irraggiungibili. Asia e Nord America trainano un settore che non conosce crisi e che prevede di segnare numeri positivi anche nel 2013.

All’aumento del fatturato fa eco un’intensificazione della concorrenza che rende difficile, per chi si affaccia per la prima volta in rete, creare un vantaggio competitivo.

Una startup italiana, però, è riuscita a creare la propria nicchia facendo leva sui social network in combinazione con quel made in Italy tanto sbandierato dai nostri politici, ma che spesso viene sfruttato poco e male da chi ignora il suo potenziale. L’azienda in questione è Goodmakers.it.

Nata a fine 2012 in quel di Torino da un’idea di Lorenzo Quarello, Goodmakers.it commercializza uno dei prodotti italiani più rinomati nel mondo: il vino. E lo fa con un metodo del tutto innovativo che si basa su tre punti chiave, il tutto condito con una grafica accattivante e un’interfaccia accessibile e di facile utilizzo. Innanzitutto, la società piemontese sceglie i buoni produttori: “quelli che fanno le cose bene, che valorizzano e tutelano il proprio territorio e che tengono in vita un mestiere antico fatto di passione, rispetto e amore per la terra” recita il sito. Produttori vinicoli da ogni parte della Penisola da cui è possibile acquistare al miglior prezzo possibile, ottenuto dall’accorciamento della filiera, ma non eccessivamente basso; un prezzo concreto che rispecchi la qualità e la lavorazione del prodotto e che non sfrutti e impoverisca il territorio. Infine, il punto forte, l’idea che sta alla base del concept di Goodmakers.it: il network di acquisto. Una trovata ispirata ai GAS – i Gruppi di Acquisto Solidale – che sfrutta i social network come veicolo pubblicitario e, al contempo, strumento di risparmio per i clienti. Questi si trovano di fronte a vendite di prodotti limitate nella quantità e nel tempo: ogni prodotto è disponibile per venti giorni, salvo casi particolari, entro i quali gli acquirenti condividono le proprie scelte di acquisto con i propri contatti su Facebook, Twitter o Google+, per poter beneficiare di uno sconto progressivo, proporzionale alla quantità acquistata (compresa tra un minimo di 6 e un massimo di 24 bottiglie per cliente), fino ad un massimo del 20%. Un meccanismo che si auto-alimenta, dunque, e che consente a tutti di pagare lo stesso prezzo finale, raggiunto alla chiusura della vendita, i cui “scaglioni” sono già noti inizialmente ai consumatori.

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Sul sito è presente anche la sezione Affari riservati, un settore dedicato ai rivenditori, “ad accesso limitato e su invito che prevede uno speciale meccanismo di acquisto che premia l’intuito e la velocità di azione”. Infine, molto interessante la possibilità, offerta da alcuni produttori, di visitare cantine, aziende e vigne. Perché acquistare una bottiglia di buon Barolo o Brunello di Montalcino fingendosi provetti sommelier è facile, ma toccare con mano il lavoro che sta dietro la produzione di una delle eccellenze tricolori potrebbe essere utile a riaccendere la speranza sul futuro di questo Paese che, a volte, viene sottovalutato proprio dagli stessi italiani.

domenico.genovese@studbocconi.it

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