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Piccoli Stati Grandi Idee

La mia voce è quella di tutti

cecile-kyenge-kashetudi Francesca Larosa

Sembravamo ormai giunti al giro di boa: da Paese chiuso nella miopia culturale a Stato pronto ad accogliere ed abbracciare nuove idee. E’ stato questo il mio pensiero di fronte alla nomina di Cécile Kyenge, donna e nera, come orgogliosamente ama definirsi, a guidare l’Integrazione, Ministero dal nome forse vago, ma pregnante di significato. Il cambiamento, dicevo, era nell’aria, palpabile. I “nuovi italiani” potevano finalmente contare su una voce possente e forte, capace di impersonare le istanze di quelle considerate da sempre come solo delle minoranze.

E invece, è dal giorno dell’insediamento che non fanno che susseguirsi polemiche e contro polemiche, a testimoniare come il nuovo continui a fare paura ad una fetta di popolazione. La stessa che è stata ieri rappresentata da quel murales apparso a Macerata, firmato Forza Nuova, che la invita, senza complimenti, a fare ritorno in Congo.

La stessa che ha trovato riscontro nelle sferzanti parole di Pietro Senaldi, vicedirettore di Libero: “la Kyenge ricorda una concorrente di “Italia’s got talent”, cui la ribalta mediatica concede 120 secondi per convincere il mondo delle sue mille buone ragioni. In una settimana ha scaricato sulla nazione vent’anni di lotte politiche e frustrazioni personali”.

Di fronte a codeste esternazioni, c’è da chiedersi come intendano, questi illustri signori, continuare a parlare di modernità e futuro senza tenere conto di tutti coloro che, al pari di un italiano, figlio di italiani, contribuiscono a renderlo migliore del presente. Un Paese che non accoglie, rifiuta senza conoscere, si chiude nel proprio guscio e spera di sopravvivere alle onde alte di una tempesta già in corso. Il caso “ius soli” è soltanto la punta di un icerberg che, finalmente, sta per emergere.

Dall’alto della sua figura, la Kyenge replica agli insulti con parole di coraggio, postate via Twitter: “La mia voce è quella di tutti”. Oggi non ci sono differenze che tengano, se non quelle legate alle capacità individuali, al talento, al merito, alle qualità del singolo. E’ giunta l’ora di chiudere con il razzismo, sterile e inutile, ed aprire al dialogo e al confronto, uniche vere forme di arricchimento culturale.

Non è pensabile credere che le politiche migratorie vengano ancora oggi viste come mere fonti di guai, problemi e spese. Non saranno le politiche emergenziali a risolvere il dramma degli sbarchi, piuttosto un sistema di welfare inclusivo e onnicomprensivo, che guardi ai diritti e alle persone.

La Kyenge lo sa ed è pronta a dare battaglia fino all’ultimo giorno di mandato. Si è resa conto ben presto di essere al centro dell’attenzione ed ha saputo sfruttarne ogni lato positivo. Ha lanciato l’idea dell’abolizione di reato di immigrazione clandestina, riportando sotto i riflettori il tema dei CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione), luoghi dal nome spaventoso e dalle funzioni troppo spesso poco chiare. Sono “patate bollenti” che riportano alla luce i timori di coloro che hanno creduto di poter vivere in un mondo globalizzato, rinchiusi dentro al proprio paesello.

Vorrei concludere usando un tweet del Ministro stesso, attivo sul web oltre che in Parlamento: “Includere la diversità aiuta a preservare la democrazia di un paese che e’ già meticcio”.

Il cambiamento è già realtà e non ha alcuna intenzione di fermarsi.

francesca.larosa@studbocconi.it

One comment
  1. laura

    Lo ius soli è necessario perché i bambini nati e cresciuti in Italia sono sostanzialmente italiani. Il problema è che banalmente ci sono persone che ritengono che i ragazzi di seconda generazione pur essendo nati in Italia non si devano ritenere italiani perché comunque i loro avi non sono italiani.
    A questo punto io mi domando…
    sarà che dobbiamo ritenere il sangue l’elemento fondante dell’identità?
    non sarà piuttosto la cultura del paese dove si nasce e si cresce a determinare chi siamo e come pensiamo?
    Tristemente, stando a quanto vedo, le persone vedono anche chi nasce qui come una minaccia da controllare….non vedono che questi ragazzi sono italiani ed italiane che lottano per una voce nel bel paese.
    Spero la ministro non desista ed abbia forza…perché oggi ci troviamo davanti ad una sfida di civiltà.

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