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Economics

L’altra faccia del miracolo economico cinese: le città fantasma

kangbashidi Jacopo Setti

Avete presente la sensazione di vuoto? Come quella che si prova durante la classica scena da film western, in cui la celeberrima palla di ramoscelli e polvere rotola avanti e indietro per le strade deserte delle decadenti cittadine in cui i coraggiosi protagonisti sono soliti incappare? Beh, è quella che ho provato quando tempo fa sono arrivato a Kangbashi o, più comunemente, Nuova Ordos: città di pressoché zero abitanti, estesa per una superficie di circa duecento ettari a nord-est della regione autonoma cinese della Mongolia Interna.

La Cina viene solitamente immaginata o ricordata per magnifiche città come Pechino o Shanghai, per la Grande Muraglia, che si allunga per migliaia di chilometri, e per altre antiche e affascinanti opere architettoniche. A pochi occidentali, però, è capitato di vedere l’altra faccia di questo Paese: quella delle tanto vagheggiate città fantasma.

Da un lato, ci sono palazzi di oltre cento metri, strade a quattro corsie, semafori funzionanti, pali della luce sempre accesi, parchi pubblici, villette bianche tutte ben disposte, parcheggi e cartelloni pubblicitari; dall’altro, neanche una casa abitata, nessuna strada affollata: praticamente, non c’è nessuno.

Questo è lo scenario che ti aspetta una volta arrivato a Kangbashi, città simbolo degli inutili e numerosi investimenti fatti negli ultimi anni, grazie a quello che viene chiamato il “miracolo economico cinese”. I tassi d’interesse sui depositi bancari praticamente nulli, affiancati a un sistema finanziario represso, hanno fatto sì che le banche, quasi tutte statali, si siano ritrovate con un’enorme liquidità da dover a loro volta reinvestire principalmente nel mercato creditizio. Enormi e numerosissimi prestiti sono stati concessi ad aziende statali, tra cui molte nel settore edilizio, senza valutare l’accuratezza e il rischio dei progetti finanziati.

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La logica che sta dietro tutto ciò è quanto mai semplice: data l’enorme disponibilità di risorse liquide, l’avversione al rischio di questi soggetti è bassissima. Anche perché, nel caso in cui la banca si ritrovasse insolvente, lo Stato non farebbe attendere molto un intervento risanatore: un po’ come un bambino viziato a cui le caramelle in tasca non mancano mai.

Il fenomeno è ancora attuale e fa parecchio discutere, soprattutto per quanto riguarda il futuro di questa potenza mondiale. Tutti si chiedono come sia possibile, ancora oggi, vedere sfilze di piccole cittadine in costruzione in qualunque parte della Cina. Nell’ultimo mese sono stato nella provincia meridionale dello Yunnan e successivamente nei dintorni di Pechino. Paesaggi completamente diversi, ma in cui la situazione edilizia è esattamente la stessa: distese di villette e grattacieli rigorosamente vuoti nel mezzo delle più remote campagne.

È però interessante notare come, nella loro assurdità, queste scene non siano altro che uno dei tanti sintomi nascosti del tanto osannato miracolo cinese, che ha avuto i riflettori puntati addosso negli ultimi anni. Per ora possiamo solo aspettare di vedere cosa accadrà: quando si parla della Cina, un po’ come succede nelle storie di fantasmi, non si sa mai come andrà a finire.

jacopo.setti@studbocconi.it

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