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Editoriale

EDITORIALE

til_logo_twitterdi Francesco Querci

Università Bocconi. Settembre di un anno qualsiasi.
Un lunedì mattina come tanti altri saluta la terza settimana da quando un nuovo anno accademico è cominciato. Tutto è come sempre nell’ormai centenario Ateneo. Il vociare incessante fuori dal Velodromo, le corse verso una lezione che comincia troppo presto per una sveglia che trilla troppo tardi, le presentazioni dei nuovi professori, la ricerca dei libri, l’imbrunire delle prime foglie. Una fresca giornata di metà settembre, come tante altre, come sempre.

Ma non per Claudio.
Claudio è un ragazzo del terzo anno. L’ultimo periodo del triennio si spalanca davanti ai suoi occhi mentre il Velodromo sembra osservarlo, maestosamente indifferente ai travagli di chi ne varca la soglia. Questo è l’anno del semestre all’estero, delle nuove esperienze. L’anno delle grandi decisioni. Ma non per lui.

Per una manciata di centesimi, Claudio non è stato selezionato per nessuna delle mete in cui avrebbe voluto passare il semestre. Deluso e rattristato, aveva concluso l’anno senza particolari lampi, come se si fosse stancamente traghettato verso la fine. E il nuovo anno non era cominciato meglio. La sessione di settembre era stata la peggiore dal suo inizio in Bocconi, ed ora si ritrova ad affrontare la salita di nuovo. Altri cinque corsi. Altri cinque esami. Ma con che voglia, a questo punto?

Immerso tra quei pensieri cupi, come il pescatore che all’alba si ritrova con la lenza ancora vuota, Claudio si avvicina a Piazza Sraffa. Valica i cancelli, percorre il lastricato che costeggia il monumento ai caduti, scansa la piccola folla appostata tra i due pilastri ed entra finalmente al Velodromo. “Ora mi toccano pure tre piani di scale!”. E di corsa, perché Claudio è pure in ritardo e l’ascensore, manco a dirlo, è stipato come una scatola di sardine.
Ma poi, come in tutte le storie che meritano di essere raccontate, qualcosa accade.

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“Ciao posso lasciarti una copia?”.
Quel qualcosa è una voce gentile che si leva leggiadra nel vociare della calca. E’ un sorriso disarmante, emerso con sincerità nella sonnolenza di un mattino arrivato troppo presto. E’ uno sguardo acceso, incastonato in due teneri occhi verdi. E’ una mano sottile che timidamente porge una rivista dai contorni arancio. E’ un nome intarsiato in un ciondolo, stretto attorno ad un collo nascosto da morbidi ricci castani. Irene. Dice di chiamarsi Irene.

E Claudio sa che quel tuffo che sente in un punto imprecisato del petto, quel tonfo tra polmoni e stomaco, è qualcosa di più di un semplice stupore. E’ una folgorazione. Si ferma un attimo, come stordito da un qualche inspiegabile potere, piombato su di lui senza preavviso, senza possibilità di reazione. Poi ritorna in sé, afferra rapidamente il giornale, accenna un saluto e corre su, al terzo piano.

Arriverà sudato e con la testa altrove. E stavolta non per una selezione mancata o una bocciatura. “Non le ho neanche chiesto il numero. E come la ritrovo adesso?”. E mentre rimugina su quanto si fosse sentito stupido a rimanere lì, impalato come se non avesse mai visto un essere umano, si accorge che tra le mani sta ancora stringendo il giornale. Ma certo, il giornale! Il giornale può guidarlo da lei, può farli incontrare. Dalla tensione l’aveva letteralmente stritolato ed ora stentava a leggerne la copertina.

Quel giornale si chiamava Tra i Leoni.

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La storia di Claudio e Irene è una delle tante che popolano il nostro universo accademico. Quanti di noi sono stati, o saranno, felici, innamorati, delusi o amareggiati durante il lungo percorso accademico? Le emozioni che viviamo in questi anni di studio e crescita personale sono molteplici ed ognuno di noi le prova tutte prima o poi, ogni volta in maniera diversa.

Quello che rimane costante è quel giornale. E’ Tra i Leoni. Un giornale fatto da studenti, pensato per gli studenti. Un giornale che si propone di accompagnarci nei nostri anni bocconiani, gioiosi o tormentati che siano. Un giornale che riparte, come sempre, come quel lunedì di settembre che ha fatto incontrare Claudio e Irene.

E come per loro due, anche quest’anno puntiamo ad avere un impatto, a lasciare una traccia su ognuno di Voi. Una nuova stagione, tanti cambiamenti, innesti freschi ed una redazione rivoluzionata. Pronti a servirvi meglio, a offrirvi di più, a coinvolgervi, a divertirvi e a commuovervi.
Noi ci siamo, a Voi basta solo leggerci.

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