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La Passione della Scrittura. A tu per tu con Alessandra Poma, giovane talento bocconiano.

il vascello del diavolodi Marcello Maranzana

Si dice che si diventi scrittori nel momento in cui si decida di scrivere qualcosa. Sia questo “qualcosa” un rigo, un verso, un diario o un romanzo, l’ebbrezza sincera dell’aver dato vita ad una pagina bianca rappresenta il culmine dell’espressione del proprio Io interiore. Sensazione che si porta appresso la profonda riflessione su dove sia il confine tra “scrittura” e “pubblicazione”.

L’avvento dei social network ha sicuramente ristretto la distanza tra la libera necessità di dare forma fisica ai pensieri che popolano le nostre menti e la loro stessa condivisione. Il pensiero è diventato azione nel tempo di un click. E se da un lato l’evoluzione sociale del web ha conferito a tutti la possibilità di vedere letti i propri scritti, dall’altro ha sottratto alla scrittura la sua dimensione più intima. Non si scrive più di sè per sè, ma piuttosto per appagare un bisogno di comunicazione a tratti definito “ipertrofico”. Come ha detto Pasquale Misuraca in un’autointervista “Scrivere fa bene, l’importante è non pubblicare tutto ciò che si scrive. Deve essere un rilettura essenziale per qualcun altro”.

Dopo queste riflessioni, ho pensato di provare a confrontarmi con una diretta interessata mia conoscente. Alessandra Poma, studentessa del primo anno dell’Università Bocconi anno, è una giovane autrice esordiente che si vede impegnata nell’affrontare i primi esami universitari parallelamente al punto di arrivo del suo secondo libro.

Ho ritenuto opportuno chiedere direttamente a lei cosa pensasse dell’essenza della passione della scrittura. “Tendo sempre a definire la scrittura come un’evasione che va oltre il mondo in cui vivo, posso essere il dio del mio mondo: creo i personaggi a mia immagine e somiglianza. E’ un modo per evadere, per vivere in un tempo diverso da quello in cui sono nata”.

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Infatti è così che l’autrice definisce la sua idea di scrittura nell’autopresentazione che precede l’inizio del suo libro e sulla pagina internet de Il Vascello del Diavolo, il romanzo pubblicato qualche settimana fa in formato e-book: “Quello che si fa quando si scrive è elevarsi al creatore di un mondo nuovo o risvegliarne uno sepolto dai secoli, divenendone padroni e tenendo stretti nel pugno i destini dei personaggi, conoscendo il loro passato presente e futuro e decidendo chi potrà sedere su un trono e chi dovrà rantolare nel fango o pendere da una forca.”

Alessandra ha inoltre una precisa opinione di quanto detto da Pasquale Misuraca riguardo l’ipertrofia della volontà di comunicazione: “Mi piace considerare lo scrivere come il pensare e il pubblicare come il parlare, come noi non diciamo sempre tutto ciò che pensiamo, allo stesso modo non pubblichiamo tutto ciò che scriviamo. Dipende dal motivo per cui uno scrittore, inteso come una qualsiasi persona che scrive qualcosa, sceglie di scrivere. Se questa persona vuole solamente sfogarsi, probabilmente non dovrebbe pubblicare. Ma se vuoi far sapere agli altri la tua idea è giusto pubblicare; per avere un conforto d’opinione di chi legge, banalmente”.

Sembra che gli scrittori, come lei, attribuiscano ai personaggi e alle trame precise caratteristiche grazie alle quali riescono a farsi un’idea del mondo e della propria vita attingendo da riflessioni compiute nel loro viaggio fantastico. Si potrebbe dire che in un certo senso sia proprio il libro il diario dei pensieri astratti di uno scrittore celati o resi appositamente veritieri o meno dallo stesso: “Uno scrittore crea dialoghi tra i personaggi attraverso i quali talvolta fa trapelare involontariamente le sue idee. Se un lettore conoscesse personalmente lo scrittore e poi leggesse il suo libro, lo riconoscerebbe in esso.”

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Ma è proprio questo il fulcro della questione. Perché mai pubblicare il proprio diario? “Perché non dico direttamente quello che penso, come farebbe un filosofo. Nessuno saprà mai fino a che punto si spinge la finzione letteraria.”

Emerge quindi una chiara dicotomia tra la scrittura di un libro e la stesura di un diario. Quando si scrivono libri ci sono incognite che possono essere svelate solo dallo scrittore. Al contrario, in un diario, vi è il libero sfogo sentimentale dell’interessato. Sarebbe però errato considerare i due approcci come mutualmente esclusivi. L’uno, seppur differente dall’altro, potrebbe essere interpretato come la sua evoluzione.

Facendo riferimento al suo secondo manoscritto, Alessandra parla di una vera e propria maturazione dello scrittore che va oltre la crescita personale e biologica che coinvolge in questo caso anche l’adolescenza: “Nel primo libro che ho scritto il mio approccio nei confronti del romanzo e della scrittura era molto più puerile rispetto a quello che sto scrivendo adesso. Questo per dire che mi riconoscevo unicamente nel protagonista, James, un ragazzo giovane e ingenuo alla ricerca dell’avventura basando le sue azioni sull’improvvisazione, forte della sua giovinezza. In effetti quando ho cominciato a scrivere il libro, avendo solo quindici anni, ero io la stessa a improvvisare e vivere mentre scrivevo. Mentre facevo vivere e agire James, non sapevo quello che gli sarebbe successo prima di farlo effettivamente accadere”.

Parlando del suo nuovo romanzo, Alessandra comunica chiaramente che l’obiettivo è chiaro, quello della pubblicazione. La già citata maturazione dello scrittore ha, come passo successivo, la necessità della critica esterna, se non del semplice, e legittimo, riconoscimento di chi ha saputo dare forma ad un fiume di pensieri e parole, questa volta sì, degno di condivisione.

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Consci che un dibattito definitivo su scrittura e pubblicazione esonderebbe ben oltre le capacità di sintesi di questo blog, non ci resta che augurare a questa giovane autrice di trovare il successo che merita, come a tutti gli scrittori esordienti dotati della sua stessa passione e del suo stesso talento. In bocca al lupo Alessandra!

4 comments
  1. Pasquale Misuraca

    Interessantissimo, Marcello Maranzana. Due parole ancora. Alessandra Poma dice: “se vuoi far sapere agli altri la tua idea è giusto pubblicare”. Bene. Il punto è come e dove e per chi. A volte basta una email. Insomma a volte, per dirla con Edmo Fenoglio, la questione è privata. per farla diventare pubblica, pubblicabile, non basta volere, occorre sapere. Ma oggi – mi sia concesso un aforisma – “Il numero degli scrittori ha superato il numero dei lettori.”

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