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Oriana: Una Donna senza Confini

orianadi Giorgia Ortolani

Oriana la fascista. Oriana l’antipatica. Oriana-quella-che-ce-l’ha-con-i-mussulmani. Pare che ognuno abbia qualcosa da dire su di lei.

Sono note le sue corrispondenze dal Vietnam e i reportage sugli astronauti americani. Tuttora vengono citate le interviste fatte agli uomini più influenti della Terra, così come i best-seller in cui intrecciava la vita personale a quella professionale. Rimangono quindi le sue parole, forti e decise, ma resta poco della persona rimasta a lungo nascosta dietro un’apparente impenetrabilità.

Il fascino che la Fallaci ha sempre suscitato nasce infatti da un lato dal coraggio e dalla fierezza che sembravano vestirla, dall’altro dalla sua complessità di donna. In lei sembrava coesistere una serie di contraddizioni che confondevano e sviavano: dedita al progresso, ma ancorata al passato; “virile” nel modo di fare, ma femminile in quello di essere; predatrice in guerra, ma preda in amore. Sarebbe per questo impossibile definirla, inquadrarla, etichettarla. Oriana non era una donna da etichette. Non lo è mai stata.

L’unica religione che la guidava era la ricerca della verità, l’unica voce che ascoltava la sua.

Quando si parla della Fallaci, nessuno sembra mai ricordare che era anche una donna. Il suo nome la definiva come inviata di guerra, scrittrice, giornalista, intervistatrice… ma questo non escludeva il fatto che andasse in tintoria.

Cristina De Stefano è riuscita a mettere a nudo con semplicità ed eleganza tutte (o quasi) le sue sfumature. Ha impaginato una donna senza confini né fisici né mentali, senza privarla però di quell’energia che sembrava sempre sprigionarsi dalla sua penna. Da buona biografa s’è fatta mezzo vero e proprio, eliminandosi dalla scena – oltre che dalla quarta di copertina – e dando voce ancora una volta a Oriana Fallaci, a cui il silenzio è sempre stato stretto.

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Astraendola da qualsiasi tipo di contesto socio-politico, ha evitato in questo modo le critiche che altrimenti la biografia avrebbe attirato. Ciò che il libro si prefiggeva di compiere, infatti, non era esaltare Oriana come l’inimitabile giornalista (che era) o come l’incredibile scrittrice (che era), ma mostrarla piuttosto come una donna. Coraggiosa, anarchica, incorruttibile, unica.

giorgia.ortolani@studbocconi.it

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