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EconomicsInterviste

Fabrizio Saccomanni, ritratto di un ex bocconiano

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di Gianluca Basciu e Eleonora Recupero

Si chiama Face2Face ed è un format che permette agli studenti di interagire con i protagonisti dell’economia nazionale e internazionale. In Bocconi, lo scorso 19 maggio, è toccato a Fabrizio Saccomanni.

‘Una personalità eclettica’, forse conosciuto dai più per essere stato ministro dell’Economia e delle Finanze del Governo Letta, ha al suo attivo numerosi incarichi presso la Banca d’Italia, il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Centrale Europea. Ma, citando Manzoni, racconta: <adesso sono nel ‘triste esiglio’. Ho finito di fare il ministro e per legge sono obbligato a non ricoprire incarichi per i prossimi dodici mesi>. L’interesse per la politica, del resto, dice sia <maturato fin dai tempi del liceo>.

La sua formazione si è compiuta con una laurea alla Bocconi, una <università d’eccellenza>, che gli ha permesso di ricevere <un centinaio di offerte di lavoro>. E, in un secondo momento, grazie all’ingresso in Banca d’Italia, una <scuola di formazione che ha investito molte risorse nello studio di tutti gli aspetti dell’economia mondiale>. Entrato nella filiale di Milano, ha poi vinto una borsa di studio interna con la quale si è trasferito in America. Un cervello in fuga, dunque. Ma un cervello che ha fatto presto ritorno in patria per non <rischiare di non essere veramente un americano e, nello stesso tempo, essere sempre meno europeo>.

La filosofia di Saccomanni è proprio quella di evitare le <spinte devolute all’arricchimento personale>, ma piuttosto intraprendere percorsi interessanti. L’ex ministro si sbilancia poi esponendo le proprie lezioni di vita, quelle scolpite nella pietra: un’ampia conoscenza delle lingue, ovvero essere in grado di <discutere un affare>, acquisire un giusto approccio interdisciplinare per poi apprendere le statistiche del proprio settore. Ma anche prestare attenzione ai rapporti umani, ovvero accettare critiche, essere un po’ ‘psicologi’ e quindi sapersi rapportare con gli altri. Consigli preziosi seguiti da parole di incoraggiamento e sostegno rivolte direttamente al pubblico. Un pubblico di giovani che vive nel ventunesimo secolo, in un’Italia che <non è stata in grado di gestire la globalizzazione>. Saccomanni accentua la mancanza di competenze tecnologiche, biasima le dimensioni insufficienti delle imprese per entrare nei mercati internazionali, parla di un <paese di grandi potenzialità e debolezze inesplicabili>. Un paese, peraltro, in cui <permane l’instabilità politica>, in cui manca l’internazionalizzazione. Queste riflessioni lo portano a toccare anche l’argomento mafia, definita <un problema grandissimo, la ‘piovra’ che andrebbe annientata attraverso un’azione giuridica più ferrata>.

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Numerosi gli interventi degli studenti, che provano persino a metterlo in difficoltà con domande di economia monetaria. Saccomanni, nel rispondere, non evita di ricordare le preoccupazioni e le aspirazioni che aveva da laureando. E rivela la ricetta del successo personale e del sistema-paese: <mirate sempre in alto, lanciatevi verso sfide insormontabili (che sarete capaci di superare) e prendete come riferimento il mondo intero>. Difficile dire quando si smetterà di parlare di crisi. Certo è che <il mondo aspetta il nostro contributo per essere un po’ migliorato>. Per il resto, direbbe il solito autore de I Promessi Sposi, ‘ai posteri l’ardua sentenza’.

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