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Interviste

Lo Splendore di Margaret

 Margaret-Mazzantini

Di Federica Torriero e Claudia Frangiamore

Lo scorso 26 marzo, a quattro mesi esatti dalla pubblicazione di Splendore, il suo ultimo romanzo, Margaret Mazzantini è stata ospite dell’associazione Bocconi d’Inchiostro nella nostra università. L’aula era gremita di gente che l’ha ascoltata parlare di se, della sua carriera, del rapporto con i traduttori dei suoi libri, del marito regista Sergio Castellitto per il quale ha scritto le sceneggiature di due film di successo, tratti entrambi dai suoi più famosi romanzi. Uno di questi è proprio Non Ti Muovere (tradotto in 35 lingue e vincitore del premio Strega e del premio Grinzane Cavour nel 2002), con il quale la Mazzantini ha raggiunto il successo internazionale.Come sempre noi di TiL non ci siamo fatti mancare l’occasione di intervistare questa scrittrice eccezionale, dotata della rara capacità di scegliere sempre le parole che evocano nel lettore immagini forti e intense, difficili da rimuovere.

Come si capisce di voler diventare scrittori, e quando è arrivato per Lei questo momento?

In realtà io avevo come un istinto, un olfatto, sentivo che da qualche parte qualcosa stava arrivando. Hillman, grande scrittore, pensatore, filosofo e psicologo che ho apprezzato tanto, racconta la metafora di Manolete: Manolete era il grande torero che da piccolo viveva attaccato alle gonne della madre. La moderna psicoanalisi direbbe che è diventato un grande torero probabilmente per reazione al fatto che fosse un bambino timido e spaventato. Un’interpretazione più magica potrebbe essere semplicemente che lui intuisse il suo destino e quindi lo rifuggiva. Io credo di aver intuito il mio destino fin da sempre, ma di averlo rifuggito, quindi per me questa vocazione nasce quasi come una negazione. Non era un mestiere che avrei voluto fare perché sentivo che sarebbe stato un percorso molto forte, intenso, probabilmente molto faticoso, perché in realtà scrivere è un po’ come tirarti via dal mondo per cercare di restituire qualcosa al mondo. E’ un esercizio abbastanza speciale che ti isola molto, e forse c’era anche timore da parte mia nell’affrontarlo. Non si può dire da dove abbia origine un artista. Un artista nasce, è quello che accade nella sua infanzia, nei primi anni, quella è poi l’esperienza fondante.

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Lei è sposata con Sergio Castellitto dal 1987, il quale ha riportato in film due delle sue opere più importanti(“Non ti muovere” e “Venuto al mondo”). Il lavoro di suo marito è una fonte d’ispirazione per i suoi romanzi, o comunque la influenza nella stesura degli stessi?

Assolutamente no, lo scrittore non sa mai da dove arrivi la sua ispirazione. Questa è quasi un sentimento romantico, tant’è che io mi confronto prima con l’ispirazione e poi con il lavoro. Come diceva Cekov “Il talento è il lavoro”. Il talento forse è un dono assoluto, ma significa anche metterti a lavorare tutti i giorni. C’è una parte fortemente immaginifica, ma si tratta anche di un lavoro artigianale, che richiede una grande forza fisica ogni volta nell’affrontare qualcosa di misterioso, non conosciuto e che quasi ti travolge.

Il suo ultimo romanzo, “Splendore”, tocca un tema tanto delicato quanto discusso: la diversità. Secondo lei perché tutti fanno così fatica (a volte senza riuscirci) ad accettare il proprio modo di essere e desiderano assomigliare a qualcun altro?

Eh ma chi ce la fa? Viviamo in un mondo che viaggia sempre più verso la superficie, siamo ricoperti d’immagini, tartassati da stimoli, è una pressione al conformismo. Basti pensare alla politica: mi ricordo che quando ero piccola i politici si vedevano una volta ogni tanto, adesso è un continuo. Quindi anche loro stessi sono attori ed è tutto un’esibizione, ad ogni livello. E’ come se ognuno cercasse un posto al sole e in questo esibirsi continuamente si perdesse se stessi. Quindi qual è la nostra vera essenza? Quali sono i nostri desideri più profondi? Io vedo tanti ragazzi, tutti voi, che magari soffrono, hanno dei bisogni intimi e poi si trovano in un mondo che invece non li aiuta, non li asseconda, e questo è  come scontrarsi contro un muro. Quando si dice “un mondo meno umano” è  perché forse un essere umano vuole anche fermarsi e semplicemente assistere alle cose, agli eventi naturali. Credo che un libro in questo senso possa aiutare, perché è un momento di riflessione. In un libro cerchi sempre qualcosa di profondo che ti appartiene.

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