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Off Campus

Math, life and philosophy

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di Michele De Cogli

La ricerca della felicità. Non il film con Will Smith. Né la Costituzione Americana. Gli uomini si interrogano su questo aspetto della vita da sempre. Forse perché è il più importante.

Prima di lanciarsi all’inseguimento di qualcosa, però, bisogna definire bene il proprio obiettivo. Cos’è la felicità?

Google (e no, non è questa la ricerca a cui mi riferisco) ha oltre 5 milioni di risultati per il termine, che diventano 81 milioni per “Happiness“. Di definizioni ne abbiamo diverse perché, per ogni individuo, il significato assume contorni differenti. Taglio immediatamente discorsi di cui sarebbe fiero monsieur de La Palice: le mie considerazioni si riferiscono a esseri umani che non abbiano problemi a soddisfare i primi due livelli della piramide di Maslow. E che hanno facilmente accesso ad un wi-fi decente.

Basiamoci sulla classificazione del buon Abraham. Semplicisticamente perveniamo alla conclusione che arrivando al top del diagramma, soddisfacendo le necessità di autorealizzazione, si raggiunga un buon livello di felicità. *SuonoBruttoDaQuizTelevisivo* Errore. Qualcuno di voi starà pensando “bene, bravo, bis. Quindi?”. Quindi la mia proposta è un riadattamento dei livelli superiori della piramide in base al QI dell’individuo. Viviamo o no nell’epoca del “tailor-made”?

L’appagamento derivante dalla soddisfazione di un bisogno è differente non solo in base alla condizione economico-sociale (usare questo termine fa fico) del singolo ma, soprattutto, secondo quella intellettiva (per coloro che stanno preparando Micro: applichiamo un peso α all’utilità marginale).

Spiego.

L’uomo è un animale. È fatto di istinti. Di sensi che generano emozioni. Stati generati da modificazioni psicofisiologiche (questo è ancora più fico, anche se non so cosa voglia dire) indotte dagli stimoli che riceviamo. Ma il range di emozioni che ognuno di noi può provare è individuale. Tanto più ampio quanto più elevato è il nostro livello mentale. Se questa fosse una teoria nuova, sentitevi liberi di nominarmi per il Nobel.

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Il perché sta nella scissione tra le modificazioni fisiologiche, a cui tutti siamo soggetti addentando una fiorentina al sangue, palpando una quarta naturale, lanciandoci da un Cessna in quota a 7000 piedi o cavalcando le onde a largo di Madeira, e quelle psicologiche derivanti dalle sollecitazioni intellettuali che riceviamo. Queste, inevitabilmente proporzionali alla grandezza della propria mente. Ecco perché quelli che gioiscono per un 30 in metodi quantitativi sono molti meno di quelli che godrebbero nel vedere Kate Upton fare l’Ice Bucket Challenge dal vivo.

Felicità quindi come inseguimento delle proprie passioni. Appagamento dei sensi. “La perfetta pace dell’anima“… quella atarassia definita da Epicuro e da un sacco di altra gente vissuta nell’antica Grecia che io ignoro ma è tanto cara a chi ha fatto studi classici. Concetto declinato da diverse scuole ellenistiche che, in maggioranza, concordavano però in una privazione o in un controllo delle passioni. Tranne Aristippo, di cui sarei volentieri stato allievo se fossi vissuto nel IV secolo a.C., e il suo edonistico piacere momento per momento. Perché il futuro è governato dall’incertezza.

Circa 1800 anni dopo lo confermerà anche Lorenzo de’ Medici: Chi vuol esser lieto, sia: di doman non c’è certezza.

Ed ecco il nodo della questione. Supponendo ottimisticamente che voi tutti abbiate un QI superiore a quello del  mio gatto, ciò che maggiormente ci soddisfa è l’incontro con un simile che sia fisicamente attraente ma, prima di ogni cosa, intellettualmente affine. Ma il processo di ricerca è ostacolato innanzitutto dai numeri. Considerando l’area geografica in cui quotidianamente ci muoviamo, la densità abitativa, la durata media della vita, sapete qual è il numero di persone che, mediamente, incontriamo nel corso della nostra intera esistenza? 100.000. Mettiamo pure che la nostra generazione, grazie a social network, siti specializzati o applicazioni come Tinder (così i must dell’estate 2014 li abbiamo nominati tutti) riesca a raddoppiare il dato. Si tratta pur sempre dello 0,02% della popolazione mondiale. Da dimezzare, per riferirsi solo al sesso che ci interessa. Probabilità di centrare l’obiettivo? Dopo un preciso calcolo, il risultato è: poche.

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Il secondo grosso ostacolo è storico. Risponde al nome di morale. Qualora riusciste a trovare l’essere che, nella fase corrente della vostra vita (si perché alla metà della mela che ricostruisce l’essere perfetto per sempre non ho mai creduto), vi mandi in tilt le sinapsi, quasi certamente ci saranno dei limiti etici a bloccarvi.

Di grandi, vittime della morale del proprio tempo, sono pieni i libri di storia. Da Baudelaire a Wilde la lista è lunga ed è il motivo per cui qualcuno rimpiange il libertinismo qualcun altro è attratto dalla meccanica quantistica. In infiniti universi, da qualche parte saremo un cactus, da qualche altra non saremo cresciuti condizionati da nome sociali e faremmo ciò che di volta in volta riteniamo giusto e non ciò che la maggioranza suppone lo sia. La morale riduce drasticamente il numero di esperienze da vivere.

Il rovescio della medaglia è dato ancora una volta dalle caratteristiche dell’essere umano. Sebbene unici a livello cerebrale, siamo identici dal punto di vista chimico. I livelli di serotonina, dopamina e altre –ine che non vale la pena menzionare, sono influenzati (ed influenzano) i processi emotivi. Quindi non fidatevi mai di voi stessi quando siete attratti da qualcuno. Potreste vedere un diamante in una semplice zirconia cubica.

Conclusione? Tra tutti, scelgo Mark Twain: “Twenty years from now you will be more disappointed by the things that you didn’t do than by the ones you did do. So throw off the bowlines. Sail away from the safe harbor. Catch the trade winds in your sails. Explore. Dream. Discover.

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Que tu viennes du ciel ou de l’enfer, qu’importe,

Ô Beauté! monstre énorme, effrayant, ingénu!

Si ton oeil, ton souris, ton pied, m’ouvrent la porte

D’un Infini que j’aime et n’ai jamais connu?

De Satan ou de Dieu, qu’importe? Ange ou Sirène,

Qu’importe, si tu rends, — fée aux yeux de velours,

Rythme, parfum, lueur, ô mon unique reine! —

L’univers moins hideux et les instants moins lourds?

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