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Off Campus

And I see no bravery, no bravery in your eyes anymore

kf

di Domenico Genovese

Cosa hanno in comune un cantautore inglese, l’esercito russo e il destino dell’umanità?
Balcani, 12 Giugno 1999. La Guerra del Kosovo, che ha visto opporsi le forze armate Serbe ai separatisti albanesi dell’UÇK, è appena terminata e la KFORKosovo Force, un contingente internazionale guidato dalla NATO – sta per avviare le attività di peacekeeping agli ordini del generale britannico Mike Jackson. Segnatevi questo nome. Subito più in alto, nella linea di comando, troviamo gli statunitensi James Ellis, Ammiraglio di stanza a Napoli, e il generale Wesley Clark, comandante delle forze alleate in Europa.
Poco distante dal teatro della nostra storia opera già da qualche anno, con formazione e compiti simili, la SFORStabilization Force – nello scenario post-bellico bosniaco.
Tra gli eserciti che prendono parte a entrambe le missioni c’è anche quello Russo.
Luogo scelto per l’istituzione del quartier generale della KFOR: l’aeroporto di Pristina. L’area interessata dalle operazioni viene suddivisa in 4 “regioni” e proprio la Russia chiede l’assegnazione del comando di una delle zone. La NATO, conscia che un settore a controllo russo possa portare alla divisione del Kosovo in un nord filo-Serbo e un sud filo-Albanese, risponde negativamente. La replica di Mosca è tanto rapida quanto disorganizzata: 250 militari della SFOR, dotati di 30 veicoli armati, goffamente ri-marchiati KFOR, entrano nella cittadina albanese e prendono il controllo dell’aeroporto sotto gli occhi di tutto il mondo che li osserva attraverso le telecamere della CNN. È l’11 giugno e mancano poche ore alla partenza stabilita delle operazioni. Ciò impedisce a Clark di far aviotrasportare un gruppo di paracadutisti britannici e francesi su Pristina per impadronirsi dell’obiettivo.

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Il giorno seguente un gruppo di forze speciali formato da FSK Norvegesi e 22° S.A.S. Britannici entra a Pristina mentre Jackson incontra il generale russo Victor Zavarzin col quale, riparandosi dalla pioggia torrenziale che si sta abbattendo sulla città, discute davanti ad una bottiglia di whiskey. Una scena holliwoodiana.
Clark è sempre più agitato. I russi hanno allarmato diverse basi aeree e alcuni battaglioni di parà sono pronti a decollare per raggiungere il centro dell’azione. Clark chiede supporto aereo ad Ellis il quale inizialmente rifiuta, poi acconsente. Troppo tardi, le condizioni meteo sono peggiorate, i black hawk sono bloccati a terra.
Domenica 13 Giugno. Clark raggiunge Jackson a Skopje, dove gli viene comunicato che le forze speciali NATO sono dislocate intorno all’aeroporto. Non basta. L’americano prende la radio e urla di attaccare i russi. “Destroy” è uno degli ordini pronunciati. A ricevere la comunicazione c’è un capitano venticinquenne, alla prima vera missione della sua vita. Proviene da una famiglia di militari ma si trova lì solo perché, per ottenere la borsa di studio che gli ha permesso di laurearsi in Sociologia all’Università di Bristol, deve servire Sua Maestà per almeno 4 anni. Il suo nome è James Hillier Blount ma diventerà famoso in seguito, per tutt’altro motivo, come James Blunt.
Blunt è l’ufficiale più alto in grado sul posto. È la prima volta che riceve degli ordini simili. Tentenna. Sa di rischiare la Corte Marziale, ma pensa alle conseguenze di ciò che gli viene imposto. Rifiuta.

Clark è furioso. In quel momento ha pieni poteri. Glielo ha confermato anche Solana, Segretario Generale della NATO. Urla contro Jackson. È proprio un giovane capitano britannico che si sta opponendo alla sua volontà. Jackson legge bene la situazione e risponde: “I’m not going to start the Third World War for you”. Ungheria, Bulgaria e Romania negano l’utilizzo dello spazio aereo a Mosca così, due giorni dopo, i 250 russi barricati nel terminal mandano un messaggio agli inglesi: “Hang on, we have no food and no water. Can we share the airfield with you?”. Il resto è storia.
Durante la sua permanenza in Kosovo, Blunt, oltre a scongiurare la terza guerra mondiale, scriverà il testo di “No Bravery”.

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Houses burnt beyond repair.
The smell of death is in the air.
A woman weeping in despair says,
He has been here.
Tracer lighting up the sky.
It’s another families’ turn to die.
A child afraid to even cry out says,
He has been here.

And I see no bravery,
No bravery in your eyes anymore.
Only sadness.

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