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Interviste

Antonello Venditti si racconta: dal personaggio alla persona

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Di Sofia Bernardini, Eleonora Recupero e Camilla Sacca

Era un adolescente chiuso e con problemi di peso, prigioniero di una stanza in cui immaginava le strade di Roma. È divenuto uno studente impegnato durante il ‘68, amante del pianoforte e della composizione, desideroso di esprimersi attraverso l’arte musicale. È oggi un cantautore che ha lasciato un’impronta profonda nella storia della musica italiana. Antonello Venditti si racconta a noi studenti, senza porsi alcun filtro o limite. Ci parla delle sue canzoni, della sua vita, delle sue opinioni, ma ci dà anche dei consigli, ci “strizza l’occhio”, senza mai dare l’idea di essersi posto ad un livello superiore.

Tra tutte le canzoni che ha scritto e composto, a quale si sente più legato emotivamente oggi?

Tutte le canzoni formano una grande canzone, sono tutte legate, tutte autobiografiche, quindi non c’è un’unica canzone “preferita”. Vado a periodi, come del resto fa anche il pubblico, ad esempio ora tutti mi chiedono di cantare “Che tesoro che sei”. Ci sono alcune eccellenze che riconosco, come “Modena”, “Sora Rosa” e altre degli anni ’70, oppure “Che fantastica storia è la vita”, che invece è degli anni 2000. Comunque ognuno con le canzoni ormai fa quel che vuole, quindi dipende solamente dalla relazione tra la persona e quello che sente. La cosa più importante è che la vena poetica continui, perché dopo un po’ anche le cose più belle finiscono, si consumano. Usando gli strumenti in studio si creano nuove forme di comunicazione e anche la canzone cambia, è sempre in divenire. Proprio questo è il bello: posso fare un genere di musica che va dal rock alla sinfonica, ma le costanti sono la mia voce e la mia poetica. Oggi la musica globale occidentale è un po’ in crisi perché è tutta uguale, il suono si standardizza, la compressione delle radio detta regola. Anche ascoltare la musica è molto diverso oggi: la mia generazione comprava i dischi dei Rolling Stones o dei Beatles e prima li ascoltava a casa in solitudine, poi li commentava con gli amici. Oggi questo rito collettivo non c’è più, innanzitutto scegli una canzone e poi te la spari nelle orecchie con le cuffiette, isolandoti da tutto e non contestualizzando. Non siamo più neanche abituati a ricevere il 90% o il 100% delle emozioni della musica, abbiamo perso la sua ritualità.

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Analizzando alcune sue canzoni lei fa dei riferimenti alla religione per esempio in “A Cristo”, canzone parodica cantata in dialetto romano o in “Giuda” in cui prende Giuda stesso come emblema dell’uomo che è solo essendo stato abbandonato dal mondo o in “Dimmi che credi” in cui sembra voler esprimere una fede nell’anima. Qual è la sua idea riguardo la religione, sia cattolica che non, ed è cambiata nel tempo?

C’è stato un dibattito proprio al Maxxi, stimolato da Monsignor Ravasi a cui ho preso parte assieme a Piovani, “er Piotta” e… [si gira per chiedere il nome del chitarrista dei Dire Straits ndr] Phil Palmer. Ognuno ha dato la sua idea. Io penso che ci sia quest’apertura, ad un certo punto, di un occhio che sta dentro di noi, che ti porti. Di un canale aperto che ci può portare ad un limite superiore. E credo che il canto più bello diventi preghiera: la forma più normale di preghiera è il canto.

Quindi lei crede?

Sai, io te lo negherò sempre, la mia parte laica prevale, d’altra parte strizzo l’occhio e dico “mmm”.

La sua indole appartiene a Roma, rivendicando spesso nei suoi testi l’amore anche “critico” per la capitale. Come la descriverebbe a qualcuno che non vi è mai stato?

Bello… Si parla della Grande Bellezza, anche io ne facevo parte. Al di là del mistero, ognuno di noi ha dentro la sua Roma. Quindi io ho Roma perché è eclatante, vivo lì, ho vissuto lì, per me è un luogo nell’anima. Per chi è nato a Milano, Milano è la mia Roma, no? È un luogo dell’anima in cui sei nato e con la quale ti confronti anche se non vuoi, con la quale condividi vizi, difetti, virtù, traffico, arte, mentalità, dialetto, tutto. Casualmente sono nato li, se fossi nato a Orio sul Serio probabilmente avrei le radici piantate lì sostanzialmente.

One comment
  1. Fabio

    Complimenti per le interviste, ho letto quelle a Venditti e a Luxottica … Sono lo zio di Sofia e la saluto ! Comunque siete tutti bravi! e continuate!

    … e auguri di buone feste e buon 2015

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