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Dacia Maraini, “palombaro” di emozioni

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Dacia-Maraini

Di Lisa di Giuseppe

Bocconi D’Inchiostro e Dacia Maraini. Aula Zappa, un martedì pomeriggio. La pluripremiata scrittrice non si fa pregare e si mostra disponibile e entusiasta di rispondere alle domande preparate dall’associazione letteraria, in un viaggio che descrive l’essenza più vera dell’essere scrittore, aver “l’animo da palombaro che tiri fuori quel che c’è nella profondità dell’anima”, passando per tutte le tappe che hanno segnato la vita della donna, prima ancora che della scrittrice.

Innanzitutto il rapporto col padre Fosco, etnologo di professione, così fedele alla sua integrità morale da accettare la vita in campo di concentramento pur di non firmare l’adesione alla Repubblica di Salò dopo il patto Roma-Berlino-Tokyo,in uno spirito di antirazzismo e di armonia tra popoli. Poi la passione per la Sicilia, l’isola che forse meglio rappresenta una sintesi delle virtù e dei vizi italiani, di cui un esempio palese è la mafia. Ma il cambiamento, agli occhi della scrittrice, può venir soltanto dalla consapevolezza del sostrato culturale che caratterizza in primis l’isola stessa e poi l’Italia intera. Si passa poi al rapporto che Dacia Maraini ha con la produzione teatrale: il confronto diretto con quel che l’autore ha immaginato, senza il filtro della rielaborazione personale, dell’immaginazione che copre la voce dello scrittore. Infine, l’elogio della bellezza, delle cose belle quando il discorso viene a Giuseppe Moretti, compagno di vita della scrittrice per dieci anni. Bellezza come armonia tra le cose, che può essere vissuta soltanto come conquista collettiva, come esperienza che vada comunicata.

Molta parte della sua produzione è incentrata sulla figura della donna. Come vede oggi la situazione delle donne nel mondo? Non è notevole che ci sia ancora bisogno di iniziative come HeForShe, indetta poco tempo fa dalle Nazioni Unite?

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“La condizione delle donne è migliorata, soprattutto nei paesi dove c’è l’emancipazione. Tuttavia ormai il mondo è diventato piccolo, e non possiamo considerare fuori dal mondo paesi dove ancora le donne non possono guidare la macchina, scegliere il marito che vogliono, decidere della propria vita oppure studiare e andare a scuola. Pensiamo che la povera Malala è stata ferita alla testa semplicemente perché voleva studiare. Purtroppo non sono cose così lontane, ci riguardano in qualche modo, ci toccano, quindi è giusto dare un esempio e difendere con molta energia questo diritto allo studio e all’emancipazione.”

Come vede la disaffezione dei giovani verso i temi sociali, anch’essi punto focale di molti dei suoi libri?

“Sinceramente non sono tanto convinta di questo. Penso che, sì, forse c’è una parte dei giovani che non si interessa, incontro continuamente invece tantissimi giovani che vogliono partecipare. Tant’è vero che siccome le ideologie non ci sono più molti si rivolgono al volontariato. Il volontariato che cos’è? È mettere a disposizione se stessi, la propria energia, la propria forza, le proprie capacità per aiutare gli altri, senza pensare al guadagno. Questo è più diffuso di quanto si creda.”

Cosa l’ha spinta a insistere proprio su questo tipo di tematiche?

“Se qualcuno si vede come cittadino del mondo e crede che, come diceva già mio padre, tutto quel che accade nel mondo lo riguarda, giunge alla conclusione che siamo tutti responsabili di ciò. Se tutti lo fossimo un po’ di più di certo le cose andrebbero diversamente.”

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