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Art & Entertainment

LÀ DOVE NESSUNO È MAI ARRIVATO

bon1Di Beatrice Ballestrero e Marta Fracas

Bonatti in mostra: “Vago alla cieca, d’intuito: la mappa che posseggo è troppo sommaria e anche la bussola mi serve poco.”

Il palazzo della Ragione ospita, dal 13 Novembre all’8 Marzo 2014, “Fotografie dei grandi spazi”, una mostra dedicata all’alpinista ed esploratore Walter Bonatti. Le imprese di quest’uomo, protagonista, fino al 1965, di impervie scalate e avventuriero nei luoghi più remoti del pianeta, sono raccontate attraverso le sue fotografie e parole che aiutano l’osservatore a calarsi nell’atmosfera dei paesaggi rappresentati. Filippo del Corno, assessore alla cultura del Comune di Milano, pone proprio l’accento sulla relazione tra uomo e natura, una convivenza che deve avvenire in modo responsabile perché se ne possa trarre un beneficio. Così la mostra s’inserisce nel messaggio che Milano si appresta a dare al mondo con l’Expo. Non bisogna fraintendere il fine dell’iniziativa, che nasce per presentare e ricordare il personaggio di Bonatti con un percorso che tocca le sfide in montagna così come i viaggi dal Polo nord al profondo sud, dall’Amazzonia all’Africa.

La storia di Bonatti parte in verticale, con imprese tra cui il K2, che lo vede in tribunale a combattere per una verità riconosciuta solo dopo anni; il pilastro sud ovest del Dru, ribattezzato dai francesi in suo onore; il pilone Centrale del Bianco, una tragedia che scatena contro di lui l’accusa di omicidio e infine la parete Nord del Cervino, con la quale apre una nuova via per raggiungere la vetta e chiude la carriera di alpinismo estremo.

In tutt’altra veste Bonatti parte, come inviato del settimanale Epoca, alla scoperta di angoli sconosciuti della Terra per raccontare le sue esperienze. Dagli scatti vediamo un uomo che desidera mettersi in gioco in prima persona, non solo fotografo ma anche soggetto, che non si limita a raccontare ma vuole sperimentare quello che sarà l’oggetto di foto, articoli e libri. Bonatti entra nelle case degli italiani attraverso i reportage di Epoca in anni in cui era la carta stampata a costituire la più attendibile e completa finestra sul mondo. Più di una generazione è cresciuta con il suo mito, quello di un viaggiatore che realizza non solo i propri sogni, ma anche quelli di ogni ragazzo capace di immedesimarsi nell’uomo che costruisce una zattera per attraversare il Rio delle Amazzoni, che si cala in un vulcano e scaglia frecce insieme agli Indios.

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“La mostra è una sorpresa e anche una conferma” dice Alessandra Mauro, curatrice. Gli spettatori verificheranno quanto Bonatti fosse straordinario e si sorprenderanno nel scoprirlo un fotografo con forte capacità comunicativa. In sala prendono vita Robinson Crusoe, Tarzan, Sandokan e Tom Sawyer, tutti incarnati nel medesimo corpo. L’ambiente selvaggio declinato in ogni sua sfumatura si staglia sulle pareti imponendosi come protagonista della scena, dove uomini e animali sono attori secondari. Non è una lotta contro la natura quella di Walter Bonatti, né una conquista dei confini della Terra, bensì una graduale presa di coscienza. Il percorso tracciato dal grande scalatore segue un filo conduttore, o meglio una corda, che risale le irte pareti delle più alte vette per indurlo poi a “scendere” tra le rapide dei fiumi e le dune dei deserti. È un viaggio che comincia dalla crosta superficiale di se stesso per giungere alla scoperta più difficile, quella dell’Io.

“Io non sono un fotografo, ma un uomo d’avventura che inventa le proprie esperienze, le vive e le annota con una penna e una macchina fotografica”. Scrittura e Fotografia non sono passioni indipendenti ma l’una al servizio dell’altra. La necessità di esprimersi non si esaurisce in una sola accezione, soprattutto quando ciò che si è visto risulta indescrivibile. Bonatti però ci prova e riesce a proiettarci in luoghi ultraterreni. Emerge dagli scatti una sorta di atarassia: annullato il senso di autoconservazione , Walter si tuffa dalle cascate del Nilo e affronta la giungla armato solo di un machete. Non è tanto un eroe da fumetti quanto un curioso archeologo del pianeta, bramoso di conoscere quell’ inesplorato che oggi sembra non esistere più. Sbaglia chi ritiene che nulla riesca ancora a sorprenderci e questa mostra ne è la testimonianza tangibile.

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