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Il contributo di Brittany

Reading time: 3 minutes

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di Federico Sannasardo

Hashtag, Like, follower, post e condivisioni scandiscono le nostre ore, le nostre giornate: ogni settimana ci sono nuovi tag popolari, nuove sfide da cogliere e lanciare, nuove campagne per cui battersi tra video e mi piace, nuove tendenze a cui prendere parte. Nuovi dibattiti, quelli di chi usa anche il web per ottenere importanti risultati nella propria vita, ancor più significativi quando essa è al termine, proprio come nel caso di Brittany. Il suo video, infatti, è diventato virale aprendo un’importante discussione in America e oltre i confini degli States, raccogliendo migliaia di commenti, di critiche e smuovendo menti e fondi.

Brittany Maynard era una ragazza americana di 29 anni di San Francisco. Un anno fa le era stato diagnosticato un tumore al cervello, un Glioblastoma multiforme, la forma più feroce e letale di questo tipo di cancro e i medici le avevano dato sei mesi di vita.

Di fronte al veloce espandersi della malattia Brittany sceglie di trasferirsi in Oregon con il marito, la madre e la migliore amica e di vivere intensamente il tempo che le resta. Lo stato dell’Oregon infatti è, grazie al Death With Dignity Act, uno dei cinque stati degli Usa che permette l’eutanasia: in 17 anni poco più di un migliaio di persone hanno richiesto la morte con dignità e ben 752 ne hanno usufruito. Brittany sceglie così di morire con dignità il primo di novembre accanto alle persone a cui vuole bene, senza aspettare che il cancro la consumi e le tolga la capacità di volere: “Non voglio morire, ma la realtà è che sto morendo: voglio farlo alle mie condizioni e con dignità” afferma nel video girato alcuni mesi prima della fine.

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Fissata la data, Brittany vive intensamente; compie un viaggio in Alaska con l’amica, uno a Machu Picchu con la madre, visita il Parco di Yellowstone e il Grand Canyon: vive cogliendo l’attimo, cercando di fare tutto ciò che desidera. Sostenuta dall’associazione Compassion and Choice posta anche un video su Youtube in cui racconta la sua storia ed è così che i suoi ultimi mesi di vita diventano un caso mediatico. Compassion and Choice, l’associazione non-profit che da anni si batte in America per il diritto all’eutanasia, per rendere la morte con dignità una pratica medica accessibile e libera in tutti gli stati, crea il Brittany Maynard Fund e permette anche a quanti si registrano al suo sito di poter inviare una mail a Brittany. Intanto cominciano le interviste sui giornali: la storia della ragazza, la sua malattia e la sua scelta riempiono le cover di celebri magazine, sono argomento di dibattiti in tv e alla radio, discussioni su forum e social networks mentre le visualizzazioni diventano centinaia di migliaia, milioni. La storia di Brittany corre veloce e non manca chi crede che la sua scelta sia stata strumentalizzata dalla Compassion and Choice per ottenere soldi e conquistare sostenitori.

Se i video di Brittany diventano virali e commuovono, le sue parole suscitano commenti di ogni tipo: c’è chi appoggia la sua scelta e abbraccia la causa, chi le invia messaggi di sostegno, chi condivide con lei l’esperienza della propria malattia, ma c’è anche chi denigra la sua decisione, chi le mostra esempi di persone che, pur con terribili mali, hanno continuato a lottare e a vivere. Al centro di ogni dibattito le domande: “Cos’è la dignità? È dignitosa la morte che Brittany ha scelto?”

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Non ci sono visualizzazioni, tag o like che possano mostrare davvero il contributo che è riuscita a dare Brittany al dibattito intorno a un tema delicato, ampio e attuale come quello dell’eutanasia, dentro e fuori gli Usa. Brittany ora non c’è più: ha portato fino in fondo la sua scelta. Ci ha lasciato però i suoi video e, qualunque cosa si pensi della sua scelta, profonde domande rimangono ancora aperte. Proprio il web che riempie le vite di tutti noi, ha accompagnato una ragazza di San Francisco con un terribile tumore al cervello negli ultimi mesi di vita, permettendole di dare il suo contributo, di consegnarci la sua storia, di lasciare un segno che potrà essere il preludio di una svolta.

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