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Art & Entertainment

Perché Johnny Depp può presentarsi così a Venezia (e voi no)

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Di Federica Colli Vignarelli 

Sì lo so. Almeno il 50% dei portatori di cromosoma Y made in Italy ha potuto constatare la forma fisica con cui Johnny Depp si è presentato al festival del cinema di Venezia. Lo so. Avete notato il capello all’argan, il dente carbonizzato, un mento di troppo, abbinamenti cromatici che nemmeno Enzo Miccio sotto acidi approverebbe e sua signoria la uazza. Da birra, da tacchino ripieno, poco importa. L’hai visto, caro popolo maschio, e ti ha fatto inevitabilmente piacere. Hai pensato che prima o poi si crolla tutti. Che tu almeno ti lavi i capelli. Che il tuo sorriso in confronto sembra quello dello Stregatto. Che nemmeno tu abbineresti il verde bottiglia all’ocra al bianco al nero né il velluto al cotone al tweed alla vernice. Forse sulla uazza non ti esprimi, perché la uazza la capisci.

Hai realizzato di poterti fieramente rifiutare di accompagnare le tue amiche mestruate a vedere il diciottesimo capitolo di Pirati dei Caraibi. E magari anche di poter insultare la tua ragazza quando durante la replica di Blow cerca di strapparsi le ovaie per portarle in dono al televisore. Mostrandole poi la tua potenza maschia, sperando che noti il capello al patchouli e i benefici del Mentadent for Men. L’hai pensato, lo so. Bè, dimentica tutto. È stato bello accarezzare l’illusione, ti capisco. Ma è finita. Perché, ti stai chiedendo.

Lascia che ti spieghi. Cercherò di farti capire cosa rappresenti per noi John Christopher Depp II utilizzando una metafora a te vicina. Hai presente le auto? Johnny non è una Ferrari. La Ferrari è un grande classico. Immutabile, solida, eterna. Intrisa di prestigio e valori cui mai rinuncerebbe. Non si fa vedere con addosso colori strani a meno che non sia Lapo Elkann a volerlo e le sue linee sono sempre impeccabili. Johnny no. Johnny è un Defender, Harris Tweed Edition. Nero. Lucido sulle fiancate e opaco sul tetto. Moderno ma dal fascino vintage, lussuoso ma ormonalmente grunge. Di quelli fatti per la strada ma ancor di più per uscirne. Dalla strada, dalle righe, dagli schemi. Di quelli che di conseguenza si ammaccano, si sporcano, si infangano. Ma che non hanno nessun problema ad andare in giro nelle loro condizioni peggiori. Perché sì, loro possono.

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E lui può. Lui che è l’incarnazione di tutto ciò che una donna vorrebbe al proprio fianco ma per non più di una notte. Perché sì, siamo sincere: nessuna di noi farebbe la fila per averlo come convivente. Dopo un po’ è probabile che la depressione, l’alcolismo, la potenziale alitosi e il rischio di diventare protagonisti di Vite al Limite – Jack Sparrow Edition potrebbe iniziare a pesare. Ma fortunatamente lo vediamo dall’esterno. E possiamo quindi crogiolarci beate nel magnetismo tormentato che avvolge la sua persona, nell’eclettismo che da metà anni ‘80 fa da marchio di fabbrica al suo talento, nelle controverse sensazioni che la sua poliedricità ha sempre stimolato nelle nostre giovani membra.

johnny-depp-piano-smokeC’è chi l’ha preferito pallido e con lunghe dita affilate, chi giovane infiltrato mafioso, chi giornalista dissoluto a bordo di una Chevrolet rosso fiammante, chi investigatore di insoliti omicidi a inizio ‘800, chi alle prese con il cioccolato -che fosse un nomade nella Francia anni ’60 o un produttore filantropo pericolosamente somigliante ad Anna Wintour. È stato trafficante di marijuana dal sentimentalismo toccante, Pirata dislessico, secondo conte di Rochester, ignaro insegnante americano trascinato a Venezia, Cappellaio Matto, indiano Comanche, coscienza cibernetica, commerciante di opere d’arte dalla dubbia provenienza. È stato tutto questo e molto altro ancora.

E per quanto distanti dalla realtà siano stati tutti i suoi personaggi non abbiamo mai potuto fare a meno di rivederci lui. Alienato quanto tutti loro messi assieme. Perennemente inquieto, seppur i suoi cambi di look e fidanzate abbiano seguito ritmi ben sotto la media di settore. Capello lungo, corto, occhiale, cappello, barba, pizzetto, glabro. Catenina, polsiera, anelli. Jennifer, Winona, Kate, Vanessa. Adesso ha Amber, una casa in Francia, un’isola alle Bahamas, due figli, tre nomination all’Oscar e trentaquattro tatuaggi. Noi speriamo che non gli basti.

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Speriamo che quando dice di essere un “ex-selvaggio, ex-bad boy, ex-ribelle” perché ora è padre lo faccia sniffando cocaina sul gluteo di una modella russa. Ok, va bene anche qualcosa di meno estremo. Va bene –anzi, benissimo– che la sua impulsività maturi fino a tradursi nella recente visita al reparto oncologico dell’ospedale pediatrico di Brisbane, dove è rimasto per più di tre ore vestito da Jack Sparrow (e senza mai uscire dal personaggio) durante una pausa dalle riprese. A noi basta che non si fermi.

Che segua una qualunque strada, giusta o sbagliata che sia. Vada dove vuole. Noi gli perdoniamo tutto, e lo facciamo perché lui non gives a fuck di essere perdonato. Oppure sì. È l’eterna contraddizione che lo contraddistingue, quella che fa sembrare ogni suo gesto meticolosamente studiato e totalmente casuale allo stesso tempo. In ogni caso, patologicamente intenso. Lui si accende una sigaretta e il nostro utero si emoziona. Lui lancia uno sguardo di mezzo profilo e le donne in menopausa tornano fertili. Lui contrae la mandibola e ci si annodano le tube di Falloppio. Lui può.

Tu, popolo maschio che come attività serale tieni in equilibrio la 33cl di Nastro Azzurro sull’ombelico, tu che non ti fai la barba da otto mesi pensando di assomigliare a Leonida in 300 quando invece ricordi un muezzin sfollato, tu che esci di casa col calzino di spugna che a fine giornata si affloscia inerme sulla caviglia, tu che quando la tua donna ti chiede di farle venire i brividi elenchi la formazione del Milan ruttando, non puoi. Tu devi continuare a lavarti i capelli, a sbiancarti i denti, a fare gli addominali e a seguire i consigli di Mariano di Vaio. E non è assolutamente detto che basti.

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Se ancora non ti capaciti del perché, se stai ancora gioendo per la recente mancanza di fotogenia di Johnny, se ancora pensi che il tuo slip bianco sgualcito trovi giustificazione nella sua palpebra appesantita, dai un’occhiata allo spot Sauvage di Dior. Come ti chiederebbe lui stesso: comprendi?

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