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Expo, ve la racconto io

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Expo Di Eleonora Recupero 

Un cammino tortuoso, colmo di traguardi e insegnamenti, un sentiero che ripercorrerei mille volte: la mia esperienza a Expo 2015.

Tutto ha inizio il 22 giugno quando per la prima volta varco la soglia dei cancelli Expo, pronta per un’avventura satura di aspettative. Sovrastata da un sole cocente, mi incammino con passo deciso verso un’imponente struttura a forma di duna che scorgo sulla mia sinistra: il Media Center. Dietro le vetrate decine di trottole umane urlano, digitano, dialogano, corrono: sembrano irrefrenabili.

I rumori frenetici del media center mi sembrano sempre più lontani, ogni movimento accellerato.

Poco più avanti una seconda entrata mi conduce a uno scenario differente: si tratta di Rai Expo, che distinguendosi dalla comunicazione generale di Expo, si prospetta come un ambiente più tranquillo, accogliente e caloroso. Vengo presentata al team come la “nuova stagista, Eleonora”. Sono emozionatissima, è la prima esperienza di questo genere e non so bene come comportarmi; di indole sono piuttosto estroversa ma un’incombente timidezza mi assale, divento rossa, non so cosa dire.

Tanti nuovi visi, nomi da memorizzare e regole da ricordare. In poco tempo imparo come muovermi sul sito internet, occupandomi quindi sia della produzione che dei social, Twitter in particolare, più qualche lavoretto di traduzione per interviste ed articoli. Dall’ufficio si intravede molto poco di Expo essendo le nostre vetrate nascoste da un telone nero usato come sfondo per le presentazioni dell’Expo Centre.

La realtà di Expo ci viene raccontato solo attraverso i servizi girati dai film-maker che con un po’ di fantasia, versatilità ed immaginazione consegnano continuamente brevi video rappresentanti le mille iniziative di quel mondo “oltre la siepe”.

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Expo è il paese dei balocchi. I colori, l’atmosfera, le persone: un’energia che ho respirato adoperando Twitter con la mia compagna stagista Greta. Abbiamo testimoniato l’arrivo delle culture più disparate, dallo Zambia alla Slovenia, dal Bahrain all’Uruguay, che attraverso balli, canti e presentazioni ci hanno illustrato l’effettiva diversità del pianeta sul quale viviamo. Ci siamo infiltrate in conferenze esclusive incontrando ed ascoltando le parole di personaggi con background differenti come il CEO di Illy, lo Chef del Presidente Obama ed il capitano per eccellenza, Mr Cannavaro. Un confronto giornaliero, con menti geniali, creatori, inventori, ideatori, tutto grazie ad un pass plastificato appeso al collo.

Chi sostiene che Expo sia un’inutile fiera, malorganizzata, superficiale e di poco rilievo, si sbaglia. Esplorata con astuzia, consultando il programma giornaliero, parlando con le persone, senza rimanere bloccati all’interno di preconcetti e inutili chiusure, diviene un evento (potenzialmente) splendido. Le degustazioni, gli spettacoli, gli showcooking avvicinano ogni visitatore alla cultura di ciascun paese partecipante…vi do la mia parola!

Una delle potenzialità da cogliere di Expo è proprio l’opportunità di relazionarsi con le altre persone. Durante questa mia esperienza di stage ho appreso moltissimo dalle persone che mi hanno affiancata in questo cammino durato tre mesi. Caricare un servizio su WordPress, stilare da un giorno all’altro decine di identikit per ministri provenienti dall’intero globo, scegliere gli hashtag da usare, lavorare in squadra e sapere agire indipendentemente sono solo alcune delle doti che ho appreso. I fuoriprogramma non son mancati, tra questi il rincorrere i partecipanti di una produzione televisiva impugnando una pila di liberatorie o l’essere protagonista di un video che elencava i rimedi per affrontare il caldo estivo. Insomma un’esperienza tanto inaspettata quanto inestimabile. (Grazie.)

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