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PARIS SOUS ATTAQUE

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Di Angelo Firrito

Non ci sono parole per esprimere quello che è avvenuto nelle scorse ore. Molti, istituzioni comprese, nel clamore degli eventi e nei timori della notte hanno preferito evitare commenti o giudizi. Si ci è limitati ad esprimere compassione. In questi momenti di intensa sofferenza si è levato solo #prayforParis, hashtag che durante la notte ha fatto il giro del mondo. Non restava altro che la preghiera e la speranza per sostenere una città assediata e distrutta come lo è stata in queste ore la capitale francese.

Come è possibile, ci si chiede, metabolizzare un orrore così grande ? Il primo interrogativo a cui rispondere è quello in merito alla paternità, che sembrerebbe essere chiara. Accreditare L’ISIS come responsabile crea ovviamente un prevedibile effetto a catena. E come a Gennaio per Charlie Hebdo torniamo a parlare dell’ossimorica “perdita della libertà a favore della libertà”, torniamo a parlare di guerra fra stati, chiusura delle frontiere ed inneggiamo contro il famigerato “Islamic State of Iraq and Siria”.

In un contesto economicamente e socialmente fragile come l’Europa di oggi, gli effetti di questa strage possono ripercuotersi negativamente sotto svariati profili sociali ad oggi tanto critici quanto fondamentali. Adesso il clima sta diventando senz’altro più favorevole a compagini politiche estremiste che potrebbero riportare la comunità a fare passi indietro decennali su temi sensibili come immigrazione e annessa gestione dei confini), politica estera e politica interna, con possibili riduzioni delle libertà personali. Questa possibile contrazione delle libertà individuali da alcuni non viene letta come un problema ma anzi come un estrema soluzione ad un presunto clima di guerra e scontro internazionale.

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A questi fautori della “guerra estrema” andrebbe ricordato che un estremismo come quello islamico non può essere combattuto con un atteggiamento altrettanto estremista. Per combattere il tanto temuto pericolo esterno non possiamo rinunciare ai nostri diritti, alle nostre libertà, chiuderci in arroccati stati nazionalisti e perdere la stessa identità europea.
La storia ci ha già insegnato che anche in questi duri momenti di scontro non possiamo cedere ad inclinazioni assolutiste o totalitarie. L’Europa certo non deve restare inerme davanti a tali offese ma deve unirsi per difendere i diritti fondamentali e per promuovere la libertà.
L’Europa dovrà rispondere da progressista all’offesa estremista e retrograda che le è stata inferta. Le preghiere e gli hashtag non devono essere rivolti solo a Parigi, ma anche alla libertà, al futuro e a quelle scelte politiche guidate da buon senso che riescono anche in questi momenti a tutelare i valori universali che noi tutti condividiamo.

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