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IntervisteOn Campus

Tra i Leoni incontra: Giulio Rapetti Mogol

Di Francesco Cefalà.

15609248_422957991428008_1431377884_oSono veramente emozionato di trovarmi in questa università che, soprattutto per quanto riguarda l’economia, è la stella degli atenei italiani, un’istituzione di straordinaria importanza che vanta questo Paese. Tengo a sottolineare che sono a conoscenza delle usanze bocconiane e così ho deciso di non passare tra i Leoni, mi sono tenuto alla larga in quanto non è mai detto nella vita; ho ancora qualche speranza (ride).

Così esordisce Giulio Rapetti “Mogol”, che dal 2006 ha ottenuto di poter aggiungere il suo pseudonimo al cognome di nascita. Nato a Milano da Mariano Rapetti, in arte “Calibi”, noto paroliere degli anni cinquanta, decise di trovarsi un nome d’arte perché le sue canzoni non fossero associate alla figura allora imponente del padre. Dopo aver iniziato a scrivere nel 1955, non ha più smesso. Oggi, possiamo definirlo a pieno titolo un poeta, l’anima dietro alcune delle canzoni italiane di maggior successo. Il mondo della musica spesso è ingiusto nei confronti di autori o musicisti, tendendo a privilegiare solo i cantanti, mentre tutto il resto passa in secondo piano. Con Mogol è stato diverso, le persone hanno apprezzato i suoi pensieri e parole sin da subito e se, passati più di 50 anni dal suo esordio, continua a trovare un posto nei cuori di chi lo ascolta nonostante il suo lavoro da “dietro le quinte”, un motivo ci sarà.

Rappresentando un modello per molti, ha mai pensato che qualcuno potesse emulare quello che dice in alcuni suoi passaggi? “Guidare come un pazzo a fari spenti nella notte per vedere se poi è tanto difficile morire”, ad esempio? Nello stesso anno del suo debutto, il film “Gioventù bruciata” di Nicholas Ray venne accusato di esaltare temi come il ribellismo, rendendoli accattivanti soprattutto per i giovani.  

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La verità è che non ci ho pensato ma ho pensato al mio sentire senza far caso alle conseguenze, per fortuna non è morto nessuno; però probabilmente qualcuno ha imparato a farlo (ride)

Se durante l’incontro abbiamo parlato di ‘ruolo della musica e dell’arte nella società’, che tipo di rapporto pensa ci sia fra l’economia e l’arte? Quanto l’artista può essere veicolato dall’interesse economico nello scrivere? Quanto può pesare l’interesse sull’amicizia di due artisti?

Per quanto riguarda la prima domanda, credo che si faccia marketing quando si pensa ai soldi, non arte. Nel momento in cui si scrive bisogna pensare alla realizzazione del proprio personale sogno artistico, in piena libertà, indipendentemente da ogni altro tipo di spinta. Bisogna essere liberi, altrimenti non si arriva ad un canale di ricezione, se così posso dire. È forviante il voler far successo a tutti i costi per guadagnare soldi, non bisogna avere questo obiettivo. Si deve pensare a ciò che si scrive per esprimere al meglio ciò che si prova. Cosa dovrebbe fare un autore di testi, ad esempio? Scegliere la musica che dà un’emozione e cercare di comprendere cosa suggerisce la melodia, cosa ci voglia dire nota dopo nota, e, una volta captato il discorso, buttar giù le frasi nate dalle emozioni provate durante l’ascolto, scaturite anche da un momento della propria vita, della vita di qualcuno che si conosce o di quella di qualcuno incontrato per strada casualmente. Infine bisogna ricostruire frase dopo frase, nota dopo nota, il senso della musica; insieme musica e testo dicono la stessa cosa e con una sinergia unica formano la canzone, questa è la verità

Possiamo dire che ogni sua canzone contenga una lezione di vita, ma consideriamone una in particolare: 29 settembre. Come si fa a descrivere in modo così elegante un tradimento, tanto che viene quasi voglia di giustificare un gesto simile?

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29 settembre parla di un tradimento che è realmente accaduto. Una distrazione può capitare a tutti specialmente in giovane età, ma andando avanti con gli anni diventa sempre più difficile e meno frequente tradire il proprio partner. Detto ciò, bisogna chiarire che è molto importante rendersi conto di ciò che si è fatto, pentirsene e capire che si ama comunque quella persona, reale compagna di vita, nonostante il rapimento effimero di un’attrazione sessuale o di un momento particolare.
Non penso sia una cosa positiva o comunque non negativa il fatto che quest’uomo abbia vissuto con così tanta leggerezza, come una folata di vento o una piccola ubriacatura, la scelta di tradire la sua compagna, ma ritengo che un atto simile non sia da condannare così gravemente se poi dà’ luogo ad un amore ancora più forte e diventa una lezione di vita affinché ciò non accada più.

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