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Interviste

HACKITALIA: LE INTERVISTE AI PROTAGONISTI

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Di Andrea Pradelli

Dopo la fine dell’evento, abbiamo deciso di fare qualche domanda ad alcuni partecipanti. In particolare abbiamo intervistato Francesco Beraldi, membro del gruppo vincitore, Stefano Sacchi, uno dei giudici (e, a sorpresa, primo fondatore di Tra I Leoni), e Francesco Filippucci, uno dei fondatori di Tortuga.

FRANCESCO BERALDI, GRUPPO CAMBIAMENTO TECNOLOGICO

Facciamo un gioco: immaginiamo che voi siate al governo. Quale sarebbe una vostra priorità (non potete citare la vostra policy di Hackitalia…)?

Un tema che ci preme molto è la formazione, e in parte i colleghi del relativo gruppo hanno centrato il punto parlando del miglioramento della connessione fra Università e scuola. Un altro punto cardine è però lo skill mismatch, cioè il disallineamento tra richieste dei datori di lavoro e competenze dei lavoratori: ci sono molte figure desiderate dal mercato del lavoro e non prodotte oggi. Bisogna spingere sulla formazione tecnica, spesso considerata “di Serie B”, con programmi triennali e quadriennali: lo scopo è creare profili professionali mid-skilled che possano essere facilmente assorbiti dal sistema produttivo.

La vostra proposta prevedeva agevolazioni per l’acquisizione di piccole e medie imprese ad alto potenziale, ma in difficoltà, da parte di aziende di maggiori dimensioni. Come pensate di difendere la vostra policy da politici che fanno del “piccolo è bello” il loro mantra?

Noi abbiamo adottato un approccio molto tecnico, purtroppo spesso incompatibile con il mondo della politica, che ragiona al massimo in termini di cinque anni con una visione decisamente short-sighted. A difesa della nostra proposta, ricordiamo che è un piano che si pone in continuità con Industria 4.0: quello che bisogna fare è creare consapevolezza tra i piccoli e medi imprenditori che il rischio è il fallimento, una prospettiva molto peggiore di un’acquisizione, che almeno garantirebbe una certa continuità aziendale.

Passando invece alla vostra esperienza in Hackitalia, qual è stata la principale difficoltà che avete incontrato nello sviluppare un disegno di policy in soli due giorni?

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La parte più difficile è sempre l’inizio, siamo partiti facendo un brainstorming per cercare di buttare giù qualche idea sensata. Noi volevamo puntare sulla formazione e sulla riqualificazione dei lavoratori nelle fasi transizionali della loro carriera. Purtroppo c’è stato un inconveniente: abbiamo scoperto che nella legge di bilancio del gennaio 2018 erano stati inseriti proprio questi tipi di incentivi. Dopo due ore di lavoro, quindi, ci siamo trovati a ricominciare da capo: alla fine siamo stati capaci di individuare un’altra criticità del piano Industria 4.0, e a quanto pare i giudici hanno apprezzato.

GIUDICE STEFANO SACCHI

Iniziamo con la domanda più attesa: perché avete deciso di premiare proprio il gruppo del cambiamento tecnologico?

Innanzitutto voglio sottolineare che erano tutte proposte eccellenti, anzi non vedo l’ora di leggere anche quelle che non sono arrivate alla fase finale: ripeto, tutte idee di altissimo livello. Il gruppo vincitore aveva in più un disegno della politica molto preciso. Il nostro compito era valutare i policy blueprint anche nella loro vicinanza alle proposte reali, così come vengono presentate in Parlamento.

Un’ultima domanda: come mai ha scelto di partecipare? È soddisfatto delle tematiche scelte da Tortuga per l’hackathon?

Ovviamente sono venuto prima di tutto perché me l’hanno chiesto. Al di là di questo, io ho lavorato come policymaker e ora sono presidente dell’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche, perciò ho pensato che la mia esperienza potesse servire a dare consigli su come si disegnano le politiche. Riguardo alla scelta delle tematiche, è stata ottima: sono tutti temi centrali nel dibattito politico di una società postindustriale, tra l’altro molto interrelati tra di loro. Forse in una prossima edizione inserirei anche welfare e investimento sociale, anche se in parte coperti dal tema della formazione. In ogni caso la grande qualità delle proposte che sono uscite mi rassicura, e mi fa capire a cosa può portare l’intelligenza collettiva.

FRANCESCO FILIPPUCCI, FONDATORE TORTUGA

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Veniamo ora a chi ha reso possibile questo evento: come è nata l’idea di organizzare Hackitalia?

Come spesso accade, l’intuizione è nata in una stanza mentre facevamo brainstorming. Non avevamo mai organizzato eventi, né alla Bocconi né fuori, e avevamo voglia di farlo. Questa campagna elettorale non ci dava spunti, sembra che in questo Paese non ci sia voglia di una politica che si basi sui contenuti. Volevamo sentire qualcosa di nuovo, che venisse da giovani preparati e appassionati, per provare a riportare il dibattito su temi concreti.

Siete soddisfatti della riuscita dell’evento?

Soddisfatti? Siamo entusiasti, non ci aspettavamo un successo così straordinario. Abbiamo ricevuto moltissime candidature e siamo stati addirittura primi come trend sul social a Milano, fino a quando non si è iniziato a parlare di neve… Ci ha emozionato la qualità delle presentazioni dei ragazzi, davvero un livello altissimo.

Passiamo ora a qualche curiosità: come nasce la vostra associazione e come intendete partecipare al dibattito pubblico?

Tortuga è il pub di Milano in cui io e Andrea Cerato abbiamo avuto l’idea, poi allargata agli altri fondatori Isabella Rossi, Matteo Sartori, Francesca Viotti, Isabella Rossi e Cecilia Mariotti, Marco Felici di creare uno spazio dove approfondire le nostre idee. Nella scelta del nome abbiamo pensato anche all’isola dei pirati di Salgari, dove non c’è legge e ognuno può dire la sua. Il nostro motto, non arrivarci per contrarietà, viene da una canzone di Guccini. Come vogliamo contribuire al dibattito pubblico? Nel nostro logo vedete una bomba arancione: vogliamo intervenire a gamba tesa, subito. Siamo indipendenti politicamente, ma abbiamo dei valori e vogliamo diffonderli. Scriviamo articoli e facciamo collaborazioni, a febbraio abbiamo presentato un report sul cambiamento tecnologico al Parlamento Europeo, nel frattempo la nostra “ciurma” si amplia sempre di più a ogni recruitment, espandendosi anche all’estero. Collaboriamo con testate come Econopoly (il blog economico del Sole 24 Ore), Gli Stati Generali, Linkiesta e lavoce.info, per portare al pubblico le nostre idee.

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