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Off CampusTil dal Mondo

DI COME LA DEMOCRAZIA NON C’ENTRA

di Laura Leone

La volontà popolare espressa attraverso il mezzo legittimo del voto nelle forme previste dalla Costituzione è sovrana. E questa incontestabile (quanto a volte difficile da digerire) verità è il punto da cui bisogna partire. Perché la democrazia si apprezza spesso solo quando si vince, un po’ come tutto. Mentre diventa pericoloso sistema oggetto di manipolazioni quando, invece, si perde. Forse, semplicemente, si chiede troppo alla vecchia democrazia, che non è né il bene né il male assoluto, ma solo il mezzo migliore che ci viene in mente quando si tratta di scegliere.

In un numero crescente di Paesi nel mondo, percentuali a volte schiaccianti di cittadini hanno scelto democraticamente di dare fiducia a partiti “nuovi”. Non starò qui ad approfondire le scelte comunicative forse discutibili di alcuni dei loro leader (per primo, in Italia, Salvini). Ciò che però è vero senza ombra di dubbio è che finché questi partiti si muovono nel “recinto” della legalità, con le loro dichiarazioni e i loro atti, anche se moralmente dubbi, hanno diritto ad essere dove sono. Hanno diritto al consenso che hanno. E tutti quei governi che chiamiamo populisti, figli della delusione, nazionalisti, e una ancora lunga lista di definizioni sempre composte ma fermamente critiche, sono, innanzitutto, legittimi e democratici. Il governo giallo-verde italiano, quello polacco e, da ultimo, quello brasiliano di Bolsonaro altro non sono che una legittima e democratica espressione di volontà. E i rivali, che questa volta sono usciti sconfitti dalle elezioni, non possono che riconoscerne la legittimità. Certo, l’opposizione, anche colorita, è e deve essere l’altra faccia della medaglia perché il gioco possa funzionare e non diventare dittatura. Però la sola indignazione nei confronti dell’innocente democrazia, i pugni sbattuti contro le affermazioni xenofobe, razziste, misogine, le accuse di populismo, servono solo a convincere chi è già “dalla parte moderata” nel confronto tra vincitori e sconfitti. È legittima l’indignazione difronte alle affermazioni del leader del Psl, eppure il 55% dei Brasiliani che al ballottaggio l’hanno scelto conoscono queste affermazioni e non se ne scandalizzano. Anzi, lo supportano anche grazie a queste. Allora, oltre che poco costruttive, le accuse rivolte dai partiti perdenti sono anche vane al fine di riportare a casa i voti di chi è “passato dall’altra parte”. Chi al famoso ballottaggio ha votato Bolsonaro, non si impressiona per un uomo che preferisce un figlio morto ad un figlio gay. Ha piuttosto una speranza disperata nel carisma e nella forza che, a suo parere, questa preferenza dimostra.

Più delle trite accuse, allora, l’alternativa vincente, anche se sicuramente meno semplice per l’opposizione, sarebbe una proposta fresca e credibile. Se le preoccupazioni sono reali e non soltanto affermazioni da campagna elettorale, allora sono programmi nuovi il rimedio ad una costruzione che sembra crollare. Altrimenti, si può solo stare a guardare, riflettere sugli errori commessi e le aspettative deluse e credere che il meccanismo di controllo istituzionale argini gli eventuali sviluppi pericolosi che alcuni temono per questi governi. Fino ad allora le vecchie Sinistre rimangono solo la parte che ha perso e in un angolo guarda i fuochi di artificio degli altri, aspettando il prossimo giro.

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