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Art & Entertainment

“Io sono Mia”: un biopic contro le fake news

Ecco cosa insegna il film su Mia Martini che uscirà al cinema il 14, 15, 16 gennaio

di Francesca Sofia Cocco

«Con questo film Mimì rivive, anche se dentro di me e dentro il cuore dei suoi fan non è mai morta e mai lo sarà. Con questa interpretazione le hai dato ancora più forza e potenza e per questo ti ringrazio anche a nome suo». Così Loredana Bertè si è complimentata con Serena Rossi, che interpreta sua sorella Domenica, conosciuta universalmente come Mia Martini e considerata una delle cantanti più talentuose – e per questo perseguitate – della storia della musica leggera italiana,  durante la conferenza stampa di “Io sono Mia”, il film che racconta la sua vita costellata di successi e danneggiata dalle maldicenze, a cui noi di “Tra i Leoni” eravamo presenti.

Prodotto da Eliseo fiction in collaborazione con Rai fiction, come “Fabrizio De Andrè – principe libero” uscirà sul grande schermo solo il 14, 15 e 16 gennaio e dopo il festival di Sanremo sarà trasmesso in prima serata su Rai 1.

Il racconto inizia e si chiude al festival di Sanremo 1989, da cui Mia ripartì dopo sei anni di ritiro dalle scene con “Almeno tu nell’universo”, canzone scritta diciassette anni prima per lei da Bruno Lauzi. Un’occasione che Modugno definì in una lettera a Martini «la sua rivincita contro la cattiveria del mondo».

Con il pretesto di un’intervista, vari flashback riprendono i principali avvenimenti della sua vita fino a quell’anno. Infatti agli spettatori viene celata la tragica morte di Mia, avvenuta per arresto cardiaco sei anni dopo, il 6 maggio («il giorno in cui abbiamo iniziato le riprese del film: non penso sia un caso», ha raccontato Serena Rossi), ma non la gravità delle voci messe in giro sul suo conto, che portasse sfortuna.

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Loredana Bertè ricorda con tristezza «molti registi famosissimi di trasmissioni varie che non la volevano assolutamente. Quando si faceva il suo nome partivano scongiuri: immaginate come poteva sentirsi Mimì. La sua voglia di fare musica era immensa ma per quindici anni glielo hanno impedito. Con questi signori ho ancora a che fare, alcuni sono vivi, ma quando li guardo in faccia abbassano gli occhi. Non partecipo alle loro trasmissioni».

L’idea del film è stata fin da subito puntare sui sentimenti piuttosto che su un racconto biografico che riprendesse totalmente la realtà (anche perché Ivano Fossati, il suo grande amore, e Renato Zero, grande amico di Mia Martini, hanno rifiutato di essere nominati nel  lungometraggio e si percepisce la loro assenza, pur essendo presenti due alter ego). «Non mi sono risparmiata mai, ho dato ogni fibra di me e non ho voluto imitarla: non sarebbe stato possibile e neanche giusto. Ho provato a dedicarle un mio pezzo di cuore», ha raccontato la protagonista Serena Rossi.

Nel corso della conferenza stampa sono emersi degli aneddoti di quegli anni ancora avvolti nel mistero: Loredana, che parteciperà al Festival di Sanremo quest’anno con “Cosa ti aspetti da me”, ha raccontato che nel 1989 chi organizzò quel Festival non voleva la sorella. «Allora hanno dovuto fare un contratto segreto: questa persona doveva stare seduta in prima fila mentre Mimì cantava, così il teatro sarebbe caduto sopra di lui. Però non è accaduto, Mimì ha avuto un grande successo e Baudo si è dovuto arrendere all’evidenza». In sala si è reagito con perplessità a questo nome, visto che Baudo non presentò nel 1989 né fu direttore artistico. «Ah, non c’era Baudo? Non fa niente chi ci fosse, fatto sta che Baudo mi ha detto che doveva vincere Mimì per la giuria popolare. Vinse quella cretinata di Portami a Ballare, chi la conosce oggi? Quello scemo di Ippoliti uscì dal balconcino e disse che aveva vinto lei, ma Baudo mi ha detto “non potevamo dire che avesse vinto lei altrimenti la gente poteva pensare che fosse stato truccato”. È stato un scippo». Ma Loredana si confonde: Portami a Ballare vinse nel 1992, non nell’89. Probabilmente l’aneddoto su Baudo è riferito proprio a quell’anno.

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Il film insegna a tutti il valore della verità e non potrebbe essere più attuale oggi, nel mondo delle fake news. «Cadere in basso è la cosa più facile. Le notizie vanno tutte verso il negativo, verso parlar male di qualcuno», ha detto Luca Barbareschi, produttore di “Io sono Mia”, «Questo film racconta una donna con un cuore immenso distrutta dalla maldicenza: perciò ha una grande importanza adesso».

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