Loading...
Interviste

Intervista a Massimiliano Costa, autore di “Me non più”

di Carolina Giannessi

Abbiamo avuto l’occasione lunedì 3 giugno di partecipare alla presentazione del romanzo d’esordio di Massimiliano Costa, intitolato “Me non più”, un libro il cui protagonista, Jaco, giovane consulente aziendale, è ispirato dall’esperienza diretta dell’autore. Massimiliano Costa è anche il responsabile di ShareTheMeal, progetto promosso dal World Food Programme, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di assistenza alimentare, con lo scopo di avvicinare la generazione dei Millennials  al mondo della beneficenza, rendendo semplice, grazie ad un’applicazione, donare un pasto ad un bambino che ne ha bisogno.

Il protagonista ha molto di te, cosa hai voluto trasmettere della tua esperienza nel libro?

La sensazione di stare da giovane chiuso in una torre di vetro per 15/18 ore al giorno per 3 anni, come ci si sente e cosa ho vissuto, sebbene gli episodi raccontati nel romanzo non siano realmente accaduti.

Il libro è destinato principalmente ad un pubblico di giovani adulti che si affacciano al mondo del lavoro. In che modo questo libro può aiutare il pubblico a cui è destinato?

Una grande parte di quello che manca nel processo educativo risiede nel significato della parola stessa educare; educere vuol dire infatti portar fuori, mentre si tende a buttare dentro conoscenze e nozioni piuttosto che a tirar fuori maggior consapevolezza di sé. Spero che il mio libro possa essere uno spunto per portare fuori qualcosa da sé perché quel qualcosa deve essere la guida per tutte le scelte che i giovani devono fare. Potrebbe anche essere utile per i lettori di seconda fascia, come i professori e i genitori, in modo che capiscano che il loro lavoro non finisce una volta portati i figli a 18 anni o all’iscrizione all’università, ma va anche oltre.

Leggi anche  Economic growth and inequalities: an interview with Michael Spence

Leggi anche  Il demone materno – intervista a Donatella Di Pietrantonio

Dalla presentazione è emerso che il mondo della consulenza oggi è prevalentemente maschile. Secondo te a cosa è dovuto questo gap?

Le società di consulenza stanno cercando di attirare talenti al femminile, ma non è impresa semplice. Questo lavoro, tra  nomadismo, lunghissime ore e grande stress, può essere ancora più snaturante per una donna a cavallo tra i venti e i trent’anni. E’ una realtà difficile un po’ per tutti, senza distinzioni di sesso. Il problema vero di queste aziende è che perdono continuamente persone di talento, indipendentemente dal fatto che siano uomini o donne.

In questo libro un tema centrale è anche la musica: difatti, il protagonista è anche un musicista. Che ruolo ha la musica in questo romanzo?

Ha valore estetico. Da un lato vi è la consulenza che rappresenta lo sforzo della ragione nel seguire un paradigma sociale, dall’altro c’è la musica che è invece una passione, un richiamo al sogno inafferrabile di diventare musicista, inafferrabile come la musica in sé in quanto arte performata. Nonostante questa sua aleatorietà la musica è uno strumento conoscitivo concreto per il protagonista e lo chiama a misurarsi con il proprio talento, senza sconti. Rappresenta anche una sorta di sveglia per il protagonista, quando viene folgorato da forti allucinazioni musicali dopo un’estenuante giornata di lavoro..

Leggi anche  I dettagli di cui non ti accorgi: intervista a Francesco Piccolo

Tu sei anche il responsabile del progetto ShareTheMeal promosso dal World Food Programme, dicci qualcosa di più su questa tua esperienza.

È l’app di raccolta fondi che si occupa di creare consapevolezza e azione da parte dei Millenials, di coinvolgere i giovani nella lotta contro la fame attraverso lo strumento che ormai abbiamo sempre in mano: il cellulare. Nasce nel 2015 e finora ha raccolto 20 milioni di dollari, equivalenti a 40 milioni di razioni di cibo distribuiti in Paesi come Bangladesh, Yemen o per i rifugiati siriani o i migranti venezuelani. È un progetto che ha avuto un riconoscimento positivo su molti media ed è stato ripetutamente supportato da Google e Apple per la sua portata innovativa in ambito sociale. Mi rende molto orgoglioso per il lavoro svolto da me e da tutto il team, che lo svolge con grande passione. Questo progetto  può essere un esempio che qualcosa di diverso si può fare: ci sono nicchie, idee, passioni e sfide importanti per la società che vale la pena esplorare e che possono dare moltissimo sia sul piano personale che professionale.

E tu che ne pensi? Commenta!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.