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(Ri)scoprire l’identità di una generazione già ferita: intervista a Marco Missiroli

di Marta Mancini

Ringraziamo Bocconi d’Inchiostro per l’opportunità di intervistare Marco Missiroli, a margine dell’evento da loro organizzato “Marco Missiroli incontra Bocconi d’Inchiostro”.

Trentotto anni, origini riminesi, ma cuore (ormai) milanese: Marco Missiroli è conosciuto da pubblico e critica per Atti osceni in luogo privato (Feltrinelli, 2015) – quel libro con la copertina scandalosa, che campeggiava in tutte le vetrine delle librerie, e inevitabilmente ci stuzzicava – e Fedeltà, il suo ultimo romanzo, pubblicato quest’anno da Einaudi. Libro che gli è valso il Premio Strega Giovani 2019: traguardo inaspettato, che Missiroli ha accolto con un po’ di rammarico: “Una generazione che ama un libro del genere è una generazione già ferita”. Amato dai giovani a tal punto che Fedeltà diventerà una serie su Netflix. E le caratteristiche per essere una serie tv – oltre che un romanzo – di successo, le ha tutte: incipit curioso, personaggi complessi, trama che si dirama in tante direzioni, fiume di domande suscitate nel lettore ad ogni pagina. La storia inizia con un incidente, un malinteso: Carlo, professore, è stato visto in bagno con Sofia, sua studentessa, in atteggiamenti ambigui. I due negano, ma il dubbio rimane; soprattutto, si insinua tra le pieghe del suo matrimonio con Margherita, che da quel momento inizia delicatamente, ma senza pietà, a evidenziare tutte le crepe del loro rapporto. E poi ci sono Anna, madre di Margherita e personaggio chiave nella relazione tra i coniugi, e Andrea, sogno proibito di Margherita, il suo fisioterapista. Ma al di là degli intrecci, Fedeltà è un libro “sulle maschere”, spiega lo stesso Missiroli, quelle che ci mettiamo ogni giorno davanti agli altri e, soprattutto, che ognuno mette davanti a sé. La Fedeltà del titolo non si riferisce a quella di coppia: quanto siamo fedeli a noi stessi?

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Lei ha sulle spalle numeri importanti: quelli delle copie vendute da Atti osceni in luogo privato, il caso editoriale del 2015, che le è valso il Premio SuperMondello di quell’anno. Si aspettava di “rifare il botto” con Fedeltà?

Questa è una bella domanda… no, in realtà mi aspettavo di deludere tante persone che avevano amato moltissimo Atti osceni in luogo privato, perché quello era un libro sull’incanto, mentre Fedeltà è un libro sul disincanto: se offri una certa materia per un romanzo che poi ha fatto il botto, probabilmente deluderai quelli che vogliono di nuovo quella materia; invece io ho sbaragliato le carte, facendo tutt’altro. E sono contento che abbia vinto il Premio Strega Giovani.

Il Premio Strega Giovani viene assegnato direttamente dai giovani lettori: ragazzi tra i 16 e i 18 anni votano il loro libro preferito. Come interpreta la sua vittoria? Il fatto che Fedeltà sia stato eletto libro dell’anno, cosa ci dice riguardo questa generazione?

Io ne sono stato molto contento, ma questa vittoria mi ha anche inquietato, perché è un libro talmente duro… vedere le persone giovani, i ragazzi, che amano questo libro, significa che sono una generazione già ferita, o che conosce bene le ferite della vita. È una generazione adulta, già forgiata dai tempi in cui viviamo. Sono tempi durissimi, di ipertrofia: comunicativa, emotiva, sessuale, di relazioni… Fedeltà è proprio questo. Però non è scritto secondo colpi di scena – è questa la cosa che mi ha stupito più di tutte: è un romanzo volutamente senza colpi di scena, e noi come generazione siamo abituati ai colpi di scena – basta vedere le serie televisive. Il fatto che l’abbiano amato così tanto mi ha stupito molto, è come amare un timido invece di un guascone.

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Parlando invece dei personaggi di Fedeltà, mi è sembrato di vedere molto di Marco Missiroli in Sofia, la studentessa che da Rimini si trasferisce a Milano per l’università. A differenza di Marco, però, Sofia alla fine del romanzo torna a Rimini: è una sconfitta?

Non è una sconfitta, anzi, è una scelta vera e propria di coraggio: torni nella tua provincia e cerchi di vivere il meglio possibile in quella provincia, sapendo i limiti che ti porrà. È molto più coraggioso che rimanere a Milano e cercare di gozzovigliare, no? Io sono rimasto a Milano per una serie di congetture: la fidanzata al tempo mi aveva lasciato, stavamo insieme da otto anni. A quel punto ero rimasto da solo in casa. Volevo tornare a Rimini, ma sono rimasto per una ragione molto banale: il mio sistema economico di allora mi permetteva di allargare il paniere di benessere: potevo permettermi tutto – lo psicoterapeuta, le uscite con gli amici… quindi tutto mi ha portato a resistere qui. Cosa che mi ha portato ad amare questa città alla follia.

A proposito di città. Nei suoi romanzi, le città non sono mai sfondi: hanno molto spessore e carattere.

Sono personaggi. Mi fanno molto ridere le persone che dicono che Milano è brutta: è una stronzata clamorosa. Milano è eccezionale: la attraversi in 42 minuti, a passo medio. Quindi tu attraversi quattro o cinque quartieri in 42 minuti, vuol dire che hai quattro o cinque sostanze emotive in 42 minuti. A Parigi in 42 minuti fai una via: è una città che offre molto meno di Milano – in termini di sostanze, in termini di ricchezza. Poi Milano è una città che vive di rinnovamenti: non lo fanno le province e non lo fanno le grandi città, perché sono già stabili nel loro rinnovamento, mentre Milano è molto giovane. Non puoi non trasformarla in un personaggio: se la usi come sfondo non hai capito niente. Ugualmente la provincia: Rimini non può essere Rimini, dev’essere “qualcosa che nessuno conosce”.

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Che ruolo ha Milano in Fedeltà?

È la città che nasconde i possibili tradimenti a sé stessi: cioè, la città dove tu puoi essere solo, non tracciato (non ti conoscono in tanti, è abbastanza grande per potersi disperdere…), e dove tu puoi ricostruirti senza identità. La cosa principale che cerca un ragazzo giovane è la perdita di identità: se perdi l’identità attui tante possibilità di scelta. Se ti identifichi in una cosa – “sarò il futuro Umberto Eco” – tu sarai sempre quella cosa. Se invece dici “non so cosa sarò” puoi essere tante cose, e allora lì… fai il botto.

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