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Il coraggio di cambiare le regole del gioco

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L’accordo Mediaset-Netflix dipinge nuovi scenari nel panorama televisivo italiano. E ci rivela ciò che gli italiani desiderano davvero.

di Marta Mancini

Vale 200 milioni di euro l’accordo siglato lo scorso ottobre tra la nostra Mediaset e il colosso dello streaming Netflix. Per i prossimi due anni, i due player si impegnano a produrre sette film, tutti incentrati sull’italianità, facendo leva sia su case di produzione famose, che sulle piccole indipendenti italiane; intrecciando nomi affermati (Riccardo Scamarcio, Isabella Ferrari, Enrico Vanzina, solo per citarne un paio) e giovani talenti. I primi tre titoli rivelati ruotano attorno a tre italianissimi temi: calcio, amore e Sud. L’intento è arricchire l’offerta Netflix con titoli italiani e, allo stesso tempo, procurare a Mediaset materiale di ottima qualità da distribuire sui suoi canali in chiaro.

Di questo accordo, tre sono i punti interessanti.

Primo, l’evoluzione del business model di Netflix. Come è noto, i guadagni della piattaforma sono basati interamente sugli abbonamenti: infatti, al contrario di tanti altri suoi competitor, Netflix offre una formula “all you can eat”, in cui l’abbonato non paga il titolo che intende vedere, ma il servizio di streaming su base mensile. Grazie a questo sistema, la piattaforma ha guadagnato 11,7 miliardi di dollari nel 2017, pagati da 125 milioni di utenti. L’asso nella manica di Netflix è senza dubbio il suo algoritmo, impareggiabile in efficacia e innovazione: grazie alla profonda conoscenza di gusti e abitudini dei propri abbonati, Netflix è in grado di rendere disponibili contenuti perfettamente corrispondenti alle esigenze, nel preciso momento in cui sono richiesti dai consumatori. L’algoritmo, però, non serve solo ad organizzare home page e suggerimenti, ma soprattutto a decidere quali nuovi contenuti produrre. I cosiddetti “Netflix Originals”, le produzioni originali, sono la concretizzazione di ciò che i suoi abbonati desiderano vedere. È curioso, dunque, che Netflix abbia scelto di appoggiarsi a Mediaset, un’emittente molto ben radicata nel mercato italiano, per coprodurre contenuti che hanno proprio l’obiettivo di piacere agli italiani. Il nostro Paese sembra essere particolarmente interessante per il colosso dello streaming online: non è la prima volta, infatti, che Netflix collabora con canali italiani. Anni fa avevamo assistito all’acquisto da Rai di Don Matteo e alla coproduzione, sempre con Rai, di Suburra. Con Mediaset, però, è diverso: innanzitutto, l’accordo dura (e vale) molto di più: due anni, 200 milioni e sette film. In secondo luogo, i contenuti prodotti sono destinati anche all’emittente italiana, che potrà trasmetterli in chiaro con dodici mesi di ritardo; “probabilmente su Canale 5”, afferma Alessandro Salem, direttore dei contenuti di Mediaset.

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Da qui il secondo punto su cui fare attenzione: la forza della nostra Mediaset, e la sua capacità di pensare al futuro. Che nella televisione italiana ci sia bisogno di contenuti nuovi e più “appealing” per i giovani, non è oggetto di discussione: è evidente a tutti. Per affrontare questa esigenza, la mossa più intelligente è affidarsi a chi i giovani li sa attirare: le piattaforme di online streaming. Mediaset, infatti, prima di guardare a Netflix, aveva già coprodotto la serie Made in Italy con Amazon Prime Video, anch’essa destinata ad essere trasmessa in chiaro il prossimo anno. Utilizzando l’expertise di queste piattaforme, Mediaset si sta arricchendo di contenuti ben fatti, capaci di piacere ai giovani e creare sotto-culture e comunità di fan, rispondenti alle esigenze degli italiani: tutte ottime armi per combattere le prime serate Rai, ricche di fiction e serie tv che ottengono sempre ottimi risultati (basti pensare alla nota Il commissario Montalbano, o alle recenti Rocco Schiavone e Imma Tataranni, che ogni settimana dominano le classifiche dei programmi più visti sui canali in chiaro, sconfiggendo pesantemente Amici, Tu sì que vales o Temptation Island proposte dalla concorrenza). Mediaset, inoltre, sta ottenendo una posizione sempre più centrale anche in Europa: il 4 settembre, infatti, ha ufficialmente debuttato Media For Europe, un’alleanza di emittenti europee finalizzata a “combattere” le web companies, fondata principalmente da Mediaset Italia e Spagna. “Mettendoci insieme potremmo investire molto di più, creando una piattaforma all’avanguardia per tecnologia e in grado, con un’avanzata raccolta dati su tutto il pubblico europeo, di cavalcare la pubblicità del futuro”, ha dichiarato l’amministratore delegato Piersilvio Berlusconi. È un esperimento, ma le premesse sono buone: solo il tempo ci dirà se altre emittenti europee si aggiungeranno, decretando il successo dell’iniziativa.

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Terzo punto interessante: se la scelta dei contenuti da produrre di Netflix si basa sui gusti degli abbonati, le nuove produzioni con Mediaset ci dicono una cosa importante. In un mondo sempre più globalizzato e aperto alle contaminazioni da altre culture, ciò che gli italiani vogliono è una riaffermazione della propria identità; non solo su territorio italiano, ma anche nel mondo.

E Netflix, che del mondo è esperta, è la migliore porta d’accesso.

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