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Economics

Transizione energetica e crisi sanitaria

Transizione energetica e crisi sanitaria
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Come quasi tutti i settori, anche il segmento della transizione energetica – vale a dire, il passaggio da fonti di energia non rinnovabili a rinnovabili – ha subìto il peso della pandemia da Covid-19. Non bisogna tuttavia dimenticare che, prima della diffusione del virus, il Parlamento europeo aveva dichiarato “un’emergenza climatica e ambientale in Europa e nel mondo”.

Infatti, nel dicembre del 2019, poco prima che il Coronavirus iniziasse a mietere vittime in tutti i continenti, l’Unione Europea ha presentato il suo “Green Deal”: una strategia volta ad una maggiore sostenibilità ambientale dell’economia UE, che si aggiunge agli Accordi di Parigi del 2015.

“Il Green Deal europeo è la nostra nuova strategia per la crescita. Ci consentirà di ridurre le emissioni e di creare posti di lavoro”: così la presidente dell’esecutivo UE, Ursula von der Leyen, ha definito l’ambiziosa tabella di marcia per rendere l’Europa il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050, tramite la totale decarbonizzazione e la mobilitazione di 1000 miliardi di euro, durante i prossimi 10 anni, nel settore della transizione energetica.

Questo progetto dovrebbe essere finanziato per metà dal bilancio comunitario, mentre il resto verrà ripartito tra gli stati membri (114 miliardi) e il Just Transition Mechanism (una piattaforma per sostenere le regioni maggiormente interessate, come quelle che più dipendono dal carbone, che contribuirà per 100 miliardi), mentre i restanti 300 miliardi si stima che proverranno da investitori privati e pubblici attratti da incentivi studiati ad hoc, sia dall’Unione Europea che dai singoli governi.

Con questi presupposti, il 2020 sembrava avere tutte le carte in regola per essere un anno record per il passaggio all’energia pulita. Oggi, tuttavia, tale previsione sembra di difficile realizzazione, nonostante la domanda di azioni per il contenimento del riscaldamento globale persista, sia da parte dell’opinione pubblica che delle autorità.

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In particolare, le componenti della strategia di transizione energetica più a rischio rallentamento sono due: i veicoli elettrici e i pannelli solari. Dipendono, infatti, da decisioni di spesa discrezionali che difficilmente rientreranno nelle priorità delle famiglie in un contesto di calo significativo dell’occupazione e dei redditi, conseguenze dello shock all’economia mondiale provocato dalla crisi sanitaria in corso.

Il crollo del prezzo del petrolio è un altro fattore che rende meno attraenti i mezzi elettrici. D’altra parte, investire nella transizione energetica si è rivelata una strategia diffusa tra le compagnie petrolifere per affrontare la crisi dell’oro nero: un esempio viene dalla Royal Dutch Shell, che ha tagliato il suo dividendo – per la prima volta dalla Seconda Guerra Mondiale – per aumentare gli investimenti nell’energia verde.

Altri esempi virtuosi vengono dalle numerose iniziative private che fortunatamente proliferano nei periodi di difficoltà, contribuendo ad alleggerirne il peso.

Degno di nota è il lancio di Sustainable Securities Fund (SSF) da parte di Alternative Capital Partners SGR (ACP SGR), società di gestione del risparmio italiana, la cui missione è coniugare principi ESG (Environmental, Social, Governance) e investimenti alternativi innovativi a favore dell’ambiente e dell’economia reale.

SSF è il primo fondo italiano di investimento alternativo di debito tematico riservato che finanzia progetti a supporto della transizione energetica, attraverso strumenti finanziari altamente diversificati – quindi adatti a diversi modelli di impresa – e uso di avanzati strumenti digitali e intelligenza artificiale, offrendo ritorni finanziari anticiclici e con ridotta volatilità.
In parole semplici, è un fondo a cui partecipano solo investitori qualificati che finanziano progetti volti a una maggiore ecosostenibilità, servendosi dei mezzi di analisi più moderni del momento, in modo da ridurre i rischi di tali finanziamenti, che possono quindi essere erogati più facilmente e in misura maggiore.

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Esattamente ciò che cercano le piccole e medie imprese, che il Ministero dello Sviluppo Economico definisce “la spina dorsale del sistema economico e produttivo nazionale”, ma che riscontrano notevoli difficoltà ad accedere ai canali di finanziamento tradizionali – soprattutto nei momenti di crisi.
Inoltre, la competitività delle fonti di energia rinnovabili è strettamente legata ai progressi tecnologici nel settore, quindi è certamente favorita da iniziative come queste da parte di enti sia istituzionali che privati.

Il presidente americano John F. Kennedy amava ripetere che “scritta in cinese la parola crisi è composta di due caratteri. Uno rappresenta il pericolo e l’altro rappresenta l’opportunità”. La millenaria cultura cinese dimostra ancora una volta la sua saggezza: finché la combinazione di politiche di supporto, investimenti e competitività sarà valida – e al momento lo è – le opportunità legate alla transizione energetica non mancheranno, nonostante la crisi sanitaria.

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